Il logo riportato qui sopra caratterizza un progetto straordinario per restituire alla Città di Sassari uno spazio, quello che fu della Questura (da cui Ex – Q), dopo il trasferimento nella nuova sede di via Montello. Un gruppo di artisti ha avuto l’ispirazione di occuparlo (e l’aspirazione a mantenerlo) dal maggio scorso, ridisegnandone le pareti, ripensando gli spazi, ripulendole da tutto il degrado accumulato negli anni di abbandono e iniziando una contrattazione con le istituzioni proprietarie (la Provincia di Sassari).

Dalla fine di agosto ho iniziato un corso gratuito di base aperto alla cittadinanza, e proprio questo è lo spunto per l’inaugurazione di questa nuova rubrica del Blog: una metafora che a partire dai principi strategici generali degli scacchi vuole parlare della politica autentica (quella che riguarda le persone non i “cosiddetti” politici), di cultura, di arte e di società…

Mettersi in gioco!

I protagonisti di questa impresa si sono riuniti decine di volte per prendere consapevolezza che una città come Sassari non ha mai attivamente offerto all’associazionismo locale degli spazi per le loro attività istituzionali: gli artisti (siano essi pittori, musicisti, poeti, attori…), gli sportivi (soprattutto quelli non inquadrati in nessuna federazione ufficiale), i volontari (il tanto “acclamato” quarto settore), i singoli cittadini risentono storicamente della carenza di spazi partecipati di aggregazione, di un Centro sociale per la cittadinanza, che possa diventare un luogo di incontro per tutte le arti e i saperi, uno spazio culturale dove far ruotare tutte le novità ed i linguaggi popolari.

Così è nata l’esigenza di mettersi in gioco: spesso l’italiano ha l’abitudine di lamentarsi di tutto, salvo poi non fare niente per cercare di cambiare ciò che non gli piace… Per farlo bisogna vincere la tipica pigrizia ed essere i protagonisti di una nuova stagione: quella della partecipazione attiva alla determinazione delle proprie giornate (e non la passività davanti ad uno schermo). Questo mettersi in gioco significa togliersi l’alibi di essere governati male ed iniziare nel proprio piccolo a creare le occasioni del cambiamento  e del miglioramento della propria qualità della vita.

La “convenienza” delle regole.

Come ogni gioco che si rispetti il primo passo è quello di convenire delle regole, e di rispettarle. Questo è stato il primo pensiero del collettivo di artisti e cittadini , che ha dovuto costruire una rete di compromessi tra i vari soggetti provenienti dai più disparati contesti socio-politici e dalle più variegate esperienze di vita. Questo richiama immediatamente lo schieramento degli scacchi, dove accanto ai molteplici pedoni si stagliano chiaramente le figure dei diversi pezzi: Torri, Cavalli,Alfieri, Regine e Re, Bianchi e Neri. La dialettica che si instaura tra i ruoli – nel rispetto delle regole di convivenza – è come la lotta che si instaura in una partita di scacchi.

In molte anime del gruppo “fondatore” di questa impresa della Ex-Q regnava l’anarchia più fiera, il rigetto delle rigide regole sociali, quelle fatte dai benpensanti borghesi che vedono di malocchio qualsiasi esempio non allineato al modello raccomandato dall’attuale sistema mediatico. Proprio per questo è stato difficile far comprendere come qualsiasi esperienza comune deve nascere da un patto tra le parti in essere, che prevede il rispetto di alcune regole basilari che vengono convenute insieme: e ci si accorge che convenire le regole conviene!

 

L’occupazione del Centro.

Siamo così al principio dell’allegoria proposta: i concetti basilari della strategia scacchistica spiegano concretamente qualsiasi impresa umana. Negli scacchi non si può prescindere dal riconoscere lo spazio centrale come il più importante per tutta la scacchiera. Per secoli si è attuata una sistematica occupazione del centro. Il centro collega le periferie; al centro si è vicini a tutti i servizi importanti della città. Il Centro in questione è lo spazio che occupava la Ex Questura di Sassari, che non a caso era proprio al centro storico della città, di fronte ai giardini, tanto da far balenare nella sensibilità creativa degli artisti (alcuni di loro hanno vissuto personalmente “l’ebbrezza” di trovarsi dentro quelle mura anche prima che la Questura si trasferisse…) che questo è il cuore, accanto ai polmoni verdi dei giardini, e alla materia grigia del Provveditorato agli studi.

In epoca moderna , scacchisticamente, all’occupazione del centro si è affiancata una nuova concezione: il controllo del centro… Questo della Questura era invece un centro di controllo della città e sembrerebbe persino irridente che si sia pensato di occupare proprio queste mura, ma stiamo parlando di artisti e di politici a tutto tondo, che non ignorano l’importanza dei simboli: come si è visto nel logo la Q è diventata un cuore (un omaggio ai bambini che fanno sempre confusione), e seppure trafitto rappresenta un atto d’amore per la città… Un tempo questo luogo era sinonimo di controllo e di repressione, ora si vuole restituirlo ai cittadini intesi nella loro più assoluta pluralità. Questo centro sarà un centro aperto a tutti coloro vorranno contribuire alla rinascita sociale di Sassari, e ci si augura di creare un modello guardato con ammirazione a livello globale.

Lo Sviluppo.

Una delle prime lezioni svolte alla Ex-Q riguardava lo sviluppo delle forze in campo. Anche qui allegoricamente le risorse sono le varie anime del movimento nascente: tutti sono indispensabili per la crescita comune ed il movimento dei pedoni è necessario se la Regina vuole entrare in gioco; e la protezione dei semplici pedoni è fondamentale per la sicurezza stessa del Re e per salvare la partita.

Ma lo Sviluppo ha anche delle accezioni culturali, economiche, psicologiche importanti. Se negli scacchi non si può prescindere dall’entrata nel teatro delle operazioni di tutti i pezzi a disposizione, così nella società non si può rinunciare alla valorizzazione di tutte le energie disponibili. L’idea stessa della società si regge sul fatto che le varie classi sociali contribuiscono tutte, ognuno con le proprie competenze, al benessere comune. Prendiamo l’esempio del contadino (in molti Paesi rappresentato dal Pedone), senza il suo apporto fondamentale il dottore non avrebbe da mangiare: allora chi è più importante per la società? Per  questo abbiamo bisogno di ripensare continuamente  allo Sviluppo che vogliamo dare alla nostra società, attualizzando di volta in volta e di caso in caso (oserei dire di partita in partita) quella che è la vocazione della propria cittadinanza.