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Matto arabo.
L’artista “veggente” (e ultimamente poco “dormiente”) Francesco Depau è stato folgorato da una visione, che per la prima volta lo ha costretto ad allargare il campo della sua matita ad un foglio A3!
Quest’ultima opera (ma trattandosi del signor Depau ogni opera è penultima!) raffigura uno dei matti più importanti della storia, ancora oggi definito “Matto arabo”. Si tratta di un matto rinvenuto in vecchi manoscritti arabi del 1000 d.c., dove il Cavallo e la Torre danno matto al Re avversario nell’angolo della scacchiera: non è un caso che questi siano gli unici tre pezzi a muoversi allo stesso modo in cui si muovevano già al tempo in cui gli Arabi portarono il gioco degli scacchi in Europa… Perciò voglio dilungarmi su alcune considerazioni sull’origine degli scacchi, dal momento che esistono tantissime teorie: secondo una delle più autorevoli gli scacchi sarebbero stati “inventati” in India nel VI secolo d.c.; io sono invece del parere – seguendo una mia personalissima intuizione – che il gioco degli scacchi non sia stato “inventato” ma si sia evoluto nel tempo sino a diventare il gioco che oggi conosciamo, seguendo tutte le influenze dei secoli e delle culture che l’hanno accompagnato presso i popoli seguendo le stesse rotte del commercio, delle conquiste militari, e delle innovazioni scientifiche…
La scacchiera, cioè la base in cui si gioca, è sicuramente precedente al gioco stesso: la griglia 8×8 è presente praticamente in tutti le civiltà antiche, dagli egiziani, ai greci, ai romani… persino nell’estremo oriente, in Cina, sono presenti giochi con scacchiere in età precedenti. Non può essere neppure una coincidenza che nella variante cinese degli scacchi il Cavallo abbia lo stesso movimento di quello persiano.
A mio parere l’evoluzione degli scacchi ha seguito di pari passo quella dei numeri, che non a caso – come per gli scacchi – sono giunti in Europa grazie agli Arabi (e così erroneamente sono ancora chiamati) grazie alla loro adozione dal sistema indiano, i quali avevano fatto proprie le tecniche di calcolo, col sistema posizionale dello zero, degli abacisti cinesi.
Anche i tempi coincidono: III secolo a.c. presso la Cina; VI d.c. secolo presso l’India; VII presso la Persia; VIII presso il mondo Arabo; IX-X presso la penisola Iberica e l’Italia… Anche il cammino dello Zero in matematica ha percorso una rotta analoga: la civiltà Babilonese l’aveva solo intuita, considerando nel loro sistema cuneiforme su palinsesti il vuoto come segnaposto; i Greci invece utilizzavano per indicare i numeri le lettere dell’alfabeto, mentre i Romani non avevano potuto astrarre dal loro rudimentale metodo posizionale il concetto di zero.
Lo splendido disegno del signor Francesco Depau, che la città di Sassari consegnerà in segno di omaggio alle rappresentative che le sue squadre cittadine incontreranno ai prossimi Campionati nazionali studenteschi di Caorle, mostra questo e molto altro nei suoi tratti sempre più decisi e autorevoli: voglio solo suggerire di osservare come in cima (in posizione “celeste”) ci siano i simboli della religione cattolica e islamica (croce e mezzaluna) che simboleggiano l’incontro tra Occidente e Oriente, così come lo Zero (dal sanscrito syfr) che è diventato prima Zefiro (vento di levante) quindi Zero…
Quindi si noti come verso il basso siano “relegati” dei maiali, simboli di fertilità e lussuria, ma anche di impurità (forse per la loro abitudine di rotolarsi nel fango: per secoli la commestibilità del maiale è stato un segno distintivo anche della fedeltà o meno ai precetti religiosi…), in contrasto sia col matto puro presente sulla scacchiera (si dice matto puro quello in cui le case attorno al Re sono controllate una sola volta), sia con gli ideali cavallereschi e religiosi che sono incarnati dai protagonisti del quadro di matto (il Re, il Cavaliere e la Torre simbolo della Corte): insomma è come se il Sovrano sia passato dalle “stelle alle stalle”…
Matto affogato.
La vena artistica del signor Depau è in piena: ha ormai esondato ogni argine sommergendo tutti gli ostacoli che trova sulla sua corrente… Non a caso oggi, sempre per gentile concessione, ha voluto cimentarsi col più classico dei matti: il matto affogato.
Questo è il nome che in tutto il mondo si attribuisce a questo splendido matto, che pare si debba allo scacchista spagnolo Luis Ramirez de Lucena (1465 – 1530), che così lo catalogò nel suo celebre manoscritto “Repeticion de amores et Arte de Axedrez“. Nel corso dei secoli tutti hanno ripreso questo celebre tema, il portoghese Damiano, l’Italiano Gioacchino Greco, lo Spagnolo Ruy Lopez ed il Francese Philidor.
L’artista veggente Francesco Depau non conosce la storia degli scacchi, ma le sue “immaginazioni” vanno oltre qualsiasi riferimento bibliografico, perchè il suo implacabile tratteggio diventa una “rete” in cui si imbrigliano dapprima animali di ogni sorta (gatti selvatici? babbuini?uccelli esotici? ), quindi i personaggi protagonisti della partita di scacchi, infine la “rete” diventa quella del celebre matto.
Contemporaneamente il signor Depau continua a mostrarmi – per la mia grande gioia – una serie di disegni fantastici, con altrettanti “quadri di matto” : la catapulta, l’amazzone, il matto arabo, il matto delle sentinelle… Di tutti questi non è dato finora di fotografarli (l’artista custodisce sempre gli originali, con l’idea di realizzare prima o poi un grande evento!), nè mi è dato di sapere se mai lo saranno…
L’artista è sempre misterioso, mi ha annunciato che riprenderà a fumare, ma passerà alla pipa, con l’accorgimento di fare fermentare il suo tabacco con vino cannonau e fiori di arancio… intanto non passa giorno che io non riceva richieste di informazioni da parte soprattutto delle maestre di scuola, che vogliono conoscere qualcosa di più sulla sua biografia, ed ho l’umile speranza che il signor Francesco Depau mi consenta di intervistarlo sulle tappe fondamentali del suo percorso artistico, che io so già essere di una originalità sbalorditiva: è stato uno dei più importanti esponenti mondiali di arte con fotocopiatore; per anni ha letteralmente tappezzato le pareti cittadine di Sassari con i suoi codici a barre meticolosamente disegnati a mano; ha lavorato come vignettista per i giornali locali; ha realizzato sculture con materiali di ogni genere (ma i più incredibili sono quelli con generi alimentari); ha fatto performances di vari generi; fotografie, montaggi e collages… Ora dice di trovarsi ad un bivio: smettere e dedicarsi al “mangiare e bere”, oppure dissodare a fondo tutta la sua arte e “rifertilizzarla” con idee per le future generazioni: auguriamoci che la scelta ricada sulla seconda opzione!
Multilateralità.
Ieri un presidente di un circolo scacchistico sardo, parlando con me, lamentava una generalizzata difficoltà a seguire bambini sotto gli otto anni. Gli ho suggerito di variare il contenuto delle lezioni, non puntando solo sugli scacchi, ma su altri giochi logici, di memoria, di fantasia…
Il problema è che quando si fanno delle lezioni troppo tecniche e orientate alla competitività, si rischia che seguano solo i più bravini mentre la maggior parte abbandona i corsi.
Nelle mie lezioni, soprattutto scolastiche, cerco sempre di invogliare tutti con giochi che spesso sembrano esulare dall’insegnamento scacchistico, ma così non è: quando noi facciamo lavorare l’attenzione, la memoria, la logica, la creatività stiamo rafforzando globalmente la maturazione del bambino.
Stamattina, per esempio, ad Osilo con i bambini di terza elementare ho voluto lavorare con un gioco di memoria: ho proposto loro una decina di mosse di apertura con i relativi nomi (Grob, Bird, Reti, Larsen…) e loro dovevano cercare di memorizzarne il più possibile. Angelo è riuscito a ricordarne 11 su 12!
Per tutti loro alla fine – dopo le consuete partite – in regalo una carta coi proverbi, che stanno riscuotendo un successo enorme anche nella città di Cagliari, grazie all’adozione del Maestro Isacco Ibba.
Il matto del Sagittario.
Oggi è un gran giorno per tutti gli appassionati di scacchi, perchè il signor Depau ha voluto dedicare un disegno al mio progetto delle carte scacchistiche, che sulla scorta delle considerazioni sul ”pattern recognition” (di cui ho avuto modo di scambiare due parole in inglese col celebre prof. Fernand Gobet a Torino) propongo da diversi anni ai bambini di scuola (ma anche gli adulti non restano indifferenti!).
Sono bastate poche parole perchè dalla matita dell’artista, in pochi minuti, si materializzasse un tema che io avevo battezzato come matto del Sagittario. Ma come sempre sono rimasto “deliziato” dalla capacità immaginifica e dal tratto deciso del signor Depau: la freccia che segna la diagonale dove si svolge il classico matto di Cavallo e Alfiere ha subito trafitto la mia fantasia. Subito ho immaginato lo stupore dei bambini quando fisseranno il tema di questo matto nella loro memoria!
Le carte scacchistiche hanno proprio questo scopo: creare uno standard di catalogazione dei temi più ricorrenti di scacco matto, e a tale scopo sono necessari la configurazione finale delle figure, l’immagine (qui magistralmente disegnata dal maestro), il nome da associare… Con queste coordinate mentali il ricordo dovrebbe diventare indelebile, perchè la memoria ha bisogno di abbarbicarsi ad un segno, ad un significato, ad una storia che colpisce l’immaginazione…
Come degna conclusione della giornata l’indice dell’artista è andato allo splendido ippocastano del cortile della scuola “Fotografa! E fanne un omaggio floreale per i lettori del tuo blog, e per i bambini e le maestre della scuola di via Genova”. Sono sicuro che tutti apprezzeranno.
Martedì, 09 febbraio
Questa settimana è iniziata con due nuovi progetti in una scuola primaria di Sassari, quella che ai miei tempi si chiamava scuola elementare… Entrambi i progetti riguardano due prime, quindi bambini di 6 anni. Ieri ho fatto la conoscenza della 1^ B ed oggi della 1^ A. Si tratta di una scuola in un quartiere “difficile”, ma ormai ho imparato che la difficoltà è endemica nelle classi di ogni ordine e grado.
Detto questo, fare la conoscenza è proprio l’espressione adatta quando si parla della prima lezione: è mia prassi che subito dopo essermi presentato come “maestro del gioco degli scacchi” chiedo ai bambini di presentarsi in ordine: inizio da un angolo sino a finire nell’angolo opposto. I bambini devono ogni volta ripetere i nomi dei compagni che li hanno preceduti (questa ripetizione mi dà modo di memorizzarli più facilmente) e nel frattempo io individuo un bambino o una bambina che non segue con lo sguardo la posizione dei compagni seduti: al termine gli chiedo di ripetere tutti i nomi nell’ordine senza guardarli in faccia.
Questo giochino che dura mediamente 5 minuti mi dà anche altre opportunità: non fare gaffes scambiando una bambina per un bambino o viceversa, cosa “imperdonabile” con bambini così piccoli; mi consente di scoprire subito le defaillances di alcuni, l’irruenza di altri, l’impazienza, la timidezza ecc. Tutto questo serve per stabilire subito un rapporto empatico con la classe e fare in modo che nessuno si autoescluda dal gioco. Read the rest of this entry »


