Gli scacchi e la dama.

Per la prima lezione di scacchi uso spesso le analogie tra il gioco della dama, in genere più conosciuto e popolare, e quello degli scacchi. Questo ci consente già nella presentazione della scacchiera di parlare del suo orientamento, facendo notare che a dama si gioca con l’angolo a destra di colore nero, mentre a scacchi deve essere sempre di colore bianco. E mentre loro riflettono su questo particolare mai notato e si chiedono su quale sia la differenza noi diciamo che mentre a dama si gioca solo sulle caselle nere negli scacchi si gioca anche su quelle bianche. A questo punto a seconda della classe si può chiedere quante sono tutte le caselle della scacchiera. Quindi, introducendo la terminologia, si può continuare dicendo che le pedine della dama si muovono solo sulle diagonali nere, mentre negli scacchi ci sono altre strade: verticali (le colonne, contrassegnate da una lettera) e orizzontali (le traverse, indicate da un numero); a questo punto si mostra il sistema delle coordinate, ricordando loro un gioco che spesso conoscono, quello della battaglia navale.

A questo punto si inizia la spiegazione degli scacchi partendo dal pedone e paragonandolo alla pedina della dama. Si fa notare che la pedina va solo in avanti nelle case nere, mentre il pedone ogni volta passa attraverso una casa di colore bianco (questa idea di “passaggio” vale anche per i due passi iniziali e potrà tornare utile qualche lezione più avanti quando si spiegherà l’en-passant).

Anche il movimento della cattura del pedone può essere facilitato da quello della pedina: si fa notare che entrambi catturano immediatamente in diagonale, ma mentre la pedina salta quella avversaria per catturarla, il pedone sostituisce il pezzo avversario nella casa che questo occupava. Ci sono naturalmente altre differenze: negli scacchi non è obbligatorio catturare, inoltre non sono possibili catture multiple e infine il pedone può catturare anche unità più importanti.

Si predispongono sulla scacchiera murale delle semplici catture di pedone, chiedendo ai bambini quale presa sia possibile ed ogni volta si avanza di una traversa. Quando si arriva all’ottava traversa si chiede ai bambini cosa succedeva nella dama. “La pedina diventa dama!” sarà la risposta. “Bene: anche negli scacchi c’è una promozione. Ma la scelta è piùà grande: si può scegliere un Cavallo, un Alfiere, una Torre e pure la Regina, ma mai il Re.”. In questo modo abbiamo introdotto anche gli altri pezzi e si dice ai bambini che le analogie con la dama finiscono appunto con il pedone. Per il resto il gioco degli scacchi è molto diverso!

 

 

La cattura del Re!

Prendo spunto da alcune proposte fattemi da tempo dai miei amici istruttori relativamente alle prime partite giocate dai bambini. Due validissimi istruttori, Isacco Ibba di Cagliari e Salvatore Fenu di Sassari, consentono per le prime lezioni che i bambini catturino il Re quando gli avversari non facciano niente per parare lo scacco.

Mi è capitato spesso di farlo anche io!  Questo ha degli indubbi vantaggi: per prima cosa non è necessario spiegare lo scacco matto (stiamo parlando delle prime lezioni), si possono far giocare delle partite parziali (cioè con i soli pezzi spiegati fino a quel punto) e infine si vedono concluedere le partite anzichè dover aspettare indefinitamente la fine per scacco matto.

Man mano che si procede con le lezioni questo concetto può essere tranquillamente corretto con quello adottato a livello nazionale per le competizioni giovanili: le tre mosse irregolari, che io introduco coi bambini col vecchio adagio “La prima si perdona, la seconda si condona e la terza si bastona!”. Chi ha sperimentato il metodo della “cattura del Re” ha visto sicuramente ridursi la litigiosità dei bambini, inoltre tutti stanno più attenti a non lasciare il proprio Re sotto scacco.

Mi piacerebbe sentire il parere degli istruttori in proposito!