Bobby Fischer: “Un futuro dietro di lui”.
Questa mattina l’artista Francesco Depau mi ha inviato un’opera dedicata ad un mito di tutti gli scacchisti (nel bene o nel male…): si tratta del grande campione americano Bobby Fischer! Nell’immagine disegnata sapientemente dall’artista si fondono due icone ben riconoscibili dagli appassionati di tutto il mondo: quella del Fischer giovane e quella dello stesso in tarda età. Il titolo dell’opera svela alcuni dei significati reconditi che Depau si proponeva di suggerire: “Un futuro dietro di lui”.
Il capovolgimento del modo di dire “avere un futuro davanti a sé” non è irriverente: l’accostamento delle due immagini può riguardare nella migliore ipotesi la consapevolezza scacchistica del giovane Bobby alla scacchiera che già a 15 anni era Grande Maestro (il più giovane di sempre, per quei tempi). Ma può anche significare come nella sua spropositata ambizione ci fosse già l’ombra di una personalità schizofrenica e paranoide alle spalle…
Così la figura del bravo ragazzo elegante in giacca e cravatta, intransigente e volitivo alla scacchiera come fuori da essa, fa presagire i tratti oscuri di una personalità disturbata e maniacale che sarà strumentalizzata nel celeberrimo “match del secolo” contro Boris Spassky, che nel periodo della guerra fredda vide contrapposti gli USA e l’URSS a giocarsi una battaglia per procura alla scacchiera. Già allora le stravaganze del giovane Fischer fecero gridare allo scandalo i simpatizzanti del regime sovietico: ma come pretende questo presuntuoso di imporre le sue richieste più strampalate (“Questa luce non mi piace” “Voglio una poltrona più comoda e girevole” “La scacchiera deve essere sostituita con una che abbia case di 54 mm per lato” “In questa sala io non gioco” ecc.) ad un mondo estrememamente regolato come quello degli scacchisti?
Inoltre la sua fama si era fatta precedere da interviste dove aveva rilasciato dichiarazioni velenose sulle donne (“Non sanno giocare. Sono stupide. Non vedo come – anche concedendogli un Cavallo di vantaggio – non possa sempre vincerle. Non dovrebbero giocare a scacchi”), o sugli ebrei (“E’ incredibile come abbiano rovinato gli scacchi. E come si vestono male”) . Lo scacchista e psicoanalista Reuben Fine, suo amico-rivale (poiché la sua fama venne appunto oscurata dal nuovo astro nascente), scrisse di lui cose pesanti, fedele anche ad un’analisi freudiana ormai superata nel suo libercolo “La psicologia del giocatore di scacchi”. Pare certo comunque che la sua misoginia sia dovuta ad una rivalsa nei confronti della madre, e il suo antisemitismo ad un odio malcelato contro il presunto padre di origini ebraiche (sia che fosse il fisico Gerhardt Fischer o il fisico ungherese Paul Nemenyi). Insomma il suo passato ipotecava già il suo futuro: e questa può essere un’altra interpretazione del titolo dell’opera…
Ma la figura controversa del secondo Fischer, quello disordinato e barbuto, che sputava sul divieto americano di violare l’embargo economico nei confronti della ex Yugoslavia per concedere a Spassky, vent’anni dopo, una sorta di rivincita, è il futuro che incombe su quest’idolo occidentale (è che ora fa già parte dell’eternità). Perché da quel momento furono proprio gli Americani a perseguitare per il resto della sua vità in clandestinità il personaggio scomodo, che di tanto in tanto ribadiva le sue idee circa un complotto anti-sionista dietro all’olocausto, o persino sull’attentato alle due torri gemelle (per il quale si fece riprendere brindando… ). Fu così che quando venne arrestato in un aeroporto giapponese, sprovvisto di passaporto, fu ancora il futuro alle sue spalle a salvarlo: contro l’estradizione divenne fondamentale la richiesta di cittadinanza onoraria da parte dello stato islandese (dove conquistò il titolo di campione mondiale) che gli consentì di finire i suoi giorni da uomo libero.
Sebastiano Paulesu
Campionato regionale Under 16
Si svolgerà domenica prossima ad Oristano, presso i locali della SOMS in via Solferino 58, il Campionato regionale assoluto e femminile Under 16. La manifestazione ancora una volta è organizzata dalla locale sezione scacchi della SOMS grazie all’attivismo e la passione del responsabile Giovanni Manai che è sempre stato all’altezza di questo che è uno degli impegni più delicati e importanti dell’intera stagione sportiva giovanile in Sardegna, dopo quella dei campionati giovanili studenteschi che anche quest’anno sono stati gestiti con grande professionalità dai responsabili del circolo Red Tal di Marrubiu guidati da un eccezionale Antonello Pannella e da sua moglie Teresa Corbo.
Si prevede per quest’anno una partecipazione particolarmente numerosa, per cui raccomandiamo vivamente il rispetto delle scadenze indicate, anzi prima perverranno le iscrizioni dei giovani appartenenti alle vostre associazioni meglio é, per avere la certezza della partecipazione. Inoltre, possiamo anticipare che quest’anno, in concomitanza, si svolgerà anche un torneo, sempre con formula rapid, riservato agli Under 18 e Under 20. Infatti, il Comitato ha ritenuto opportuna questa modalità di selezione, al fine di decidere quali saranno i giovani delle suddette fasce di età che parteciperanno a una importante manifestazione giovanile che si terrà in Corsica nel mese di giugno.
Per il bando contenente tutte le informazioni rimando al sito SCACHI TORRES, raccomandando ancora a tutti gli interessati di comunicare le adesioni entro i termini indicati del 03 maggio!
La coordinazione visuo-motoria.
Gli scacchi e il movimento.
Quando qualche anno fa la Federazione Scacchistica Italiana entrò a far parte del CONI come disciplina associata molti di noi esultarono che finalmente ci veniva riconosciuto lo status ufficiale di sport. Ma quando cominciammo a frequentare le riunioni riservate ai tecnici, istruttori dei Centri di Avviamento allo Sport, fu evidente la discriminazione del nostro gioco in quanto mancava la componente del movimento corporeo.
Fu allora che intuii l’esigenza di abbattere anche quest’ultima barriera pensando ad un’attività pre-sportiva che coniugasse l’attività psichica tipica degli scacchi, con la coordinazione motoria utile per i giochi all’aperto dei bambini: corse, salti, giochi con la palla ecc.
Il passaggio alla psicomotricità lo feci però nel 2008 grazie ad una chiacchierata con Alessandro Dominici, della Commissione didattica e scuola della FSI, che mi parlò dell’esperienza con Paola Russo. Parlandone col mio collega delegato regionale Franco Loi mi suggerì il magnifico libro di Alessandro Pompa “Gli scacchi e i bambini” tutto incentrato sulla psicomotricità rivolta ai bambini delle scuole per l’infanzia. Da quel momento mi attivai tantissimo in tal senso ed iniziai a sperimentare sempre di più questa pratica con grandissimi risultati. Nel 2010, grazie al notevole contributo organizzativo del Comitato Regionale Scacchi Sardegna, riuscimmo ad organizzare il primo convegno a tema ad Oristano, invitando proprio Paola Russo e Alessandro Pompa (con cui avevo nel frattempo stretto amicizia!).
Ora, dopo soli quattro anni, posso dire di intravedere nella psicomotricità un grande strumento per far sperimentare ai bambini un’attività pre-scolastica propedeutica anche all’apprendimento degli scacchi, ma soprattutto di aver collaudato un metodo che sono certo che in futuro sarà adottato universalmente.
Scuola dell’infanzia 6° Circolo didattico.
Venerdì scorso coi bambini della scuola dell’infanzia di via Manzoni a Sassari ho voluto sperimentare un’attività di coordinazione visuo-motoria: ho portato una scacchiera per ogni coppia di bambini; ad una fila ho assegnato il ruolo di Bianco e all’altra di Nero. Divisi in due squadre ho poggiato la mia scacchiera ideografica su un banco ed ho posizionato due pedoni (lungo la colonna A), uno bianco e uno nero, chiedendo ai bambini di mettere il dito nella casa corrispondente… Naturalmente si sono verificate tutte le difficoltà già riscontrate nella scuola dell’infanzia di Ossi, dove avevo tentato lo stesso esercizio. Così dopo il primo “zero a zero” ho dato alcune dritte: “La vedete questa lettera qui, che lettera è?” Ed i bambini in coro: “A!” “Bene! E vedete questi numeri, li sapete ripetere?” E ancora i bambini in coro:”Sì: uno, due, tre…” e così via. Quindi ho fatto notare che il pedone bianco si trovava in A3 e quello nero in A6 ed ho indicato sulle loro scacchiere sul banco lo stesso sistema di numeri e lettere. Quindi abbiamo ripetuto l’esperimento e molti bambini hanno trovato subito la casa giusta. “Bene: vince la squadra bianca per 7 a 4!” E a quel punto i bambini che avevano vinto si sono lanciati in un urlo di gioia. Abbiamo ripetuto l’esercizio dando ad ogni bambino un pedone della scacchiera ideografica, ogni volta davo loro trenta secondi per studiare la posizione, ed ho deciso di “aggiustare” le vittorie delle due squadre per farli pareggiare (non è il momento di gestire la delusione della sconfitta).
Così dopo un salomonico pareggio ho proposto un classico gioco di movimento.
Agilità ed equilibrio.
Siamo usciti nell’ampio spazio interno ed ho disseminato il pavimento (ancora non predisposto a scacchiera) di impronte di piede (le icone del mio metodo ideografico). L’esercizio consisteva nel camminare su un solo piede e cercare di raccogliere quante più impronte possibile. I bambini si sono subito esaltati ed hanno fatto di buon grado questo gioco. Dopo il primo giro ho introdotto una difficoltà: ho messo anche dei fuochi che i bambini non dovevano raccogliere. Dalle loro espressioni di meraviglia ho capito che accettavano la sfida. Così dopo aver completato i turni di tutti i bambini ho proposto che la prossima volta che faremo questo gioco le immagini saranno ribaltate al contrario e loro dovranno ricordarsi quali sono piedi (da raccogliere) e quali fuochi (da evitare).
La “lotta” scacchistica.
Prendendo spunto dalla bellissima illustrazione dell’artista Francesco Depau oggi voglio parlare di Emanuel Lasker, che dopo aver sconfitto il primo campione del mondo ufficiale della storia, Wilhelm Steinitz, mantenne il titolo per ben 27 anni prima di essere battuto dal grandissimo José Raúl Capablanca. Ventisette anni rappresentano un bel primato, a tutt’oggi ineguagliato (e ormai penso pure ineguagliabile nell’era della tecnologia). Quando sconfisse Steinitz nel primo e nel secondo match di rivincita si disse che il vecchio campione non poteva competere con il giovane Lasker. Così quando il giovane Capablanca batté l’anziano Lasker qualcuno accampò lo stesso alibi, che però lo stesso Lasker rifiutò. Pur avendo dovuto affrontare molti problemi di salute nel match contro il Cubano, quando abbandonò – consegnando la sua corona di campione mondiale - molto sportivamente fece i complimenti all’avversario per il gioco preciso e brillante (fino a quel momento Capablanca aveva vinto 4 partite e pareggiato le altre 10).
Ma in tutta la sua carriera il grande Lasker non è certo stato un giocatore arrendevole: anzi è stato il filosofo degli scacchi come “lotta”. Il suo stile, a differenza dell’approccio scientifico di Steinitz era proprio improntato al conflitto psicologico, tanto da affermare una volta: “Io non gioco la mossa oggettivamente migliore, ma cerco di scegliere quella che darà più fastidio al mio avversario”. In queste parole è insita una grande consapevolezza, al di là della morale de Coubertin, e cioé lo spirito agonistico che non disdegna di sfruttare ogni minimo vantaggio psicologico nella lotta con lo sfidante.
Non è un caso che mentre il suo predecessore non è mai riuscito a fare degli scacchi una professione, questo intento è riuscito invece a Lasker che ha così dato la prima ufficialità di sport al gioco degli scacchi. L’idea di Lasker era però di considerare gli scacchi anche una proprietà intellettuale e per anni si è battuto affinché si riconoscesse agli scacchisti una sorta di diritto di autore per le loro celebri combinazioni.
Infine non si può dimenticare anche la sua grande attività di divulgatore sia degli scacchi, sia della matematica e della filosofia. La vignetta di Francesco Depau fa un accenno proprio alla sua attività di filosofo, rievocando la sua amicizia col grande Albert Einstein, col quale ebbe un carteggio in cui proponeva alcuni punti critici sulla teoria della relatività.
Così, in questa sorta di dialogo immaginario, Capablanca un po’ deferente chiede quasi scusa al campione per la sua vittoria. Ma Lasker, pensa già agli alti e bassi delle vincende terrene e sembra concludere prendendo la sconfitta con molta “filosofia”.
Jorge Luis Borges e gli scacchi.
SCACCHI SOGNO E POESIA
di Carlo Giuseppe Bolmida
Il grande Jorge Luis Borges, come tutti gli intellettuali, amava gli scacchi. Purtroppo non basta essere uno dei più grandi Maitre a penser per essere anche un ottimo giocatore. Ho personalmente conosciuto un bidello che batteva regolarmente il vice provveditore agli studi, il professore , furente, tutta la notte si interrogava sugli abissi insondabili della psiche e del sapere.
Dice Borges sugli scacchi “Occupazione nobilissima, infinitamente superiore a tutti i giochi che io conosco; tuttavia io sono uno dei peggiori scacchisti che esistano.” Borges: Imàgenes.
Jorge Luis Borges, in uno dei suoi “ Ultimi Dialoghi “ (con Osvaldo Ferrari ) afferma: “ Sulla scacchiera ciascun pezzo crede di godere di libero arbitrio ed invece no, la mano del giocatore li spiazza ; anche il giocatore crede di godere di libero arbitrio, ma lui è diretto da un dio che, per ragioni letterarie, dipende a sua volta da altri dei. Si costituisce così tra i pezzi del gioco di scacchi una continuazione senza fine, una catena dalle maglie infinite. Io ho scritto su questo tema due sonetti intitolati “ Scacchi “ ; sì, in tutti e due, il tema è il medesimo: i pezzi si credono liberi e non lo sono, dio si crede libero e non lo è, l’altro dio lo crede e non lo è, e così di seguito, infinitamente.”
Di questi tempi sarebbe buona cosa avvicinarsi un pò alla poesia e meno alla cure di come incrementare il conto in banca.
Intanto è grigia per tutti.. ma, chissà perchè, si respira molto meglio.
Gli scacchi. (1)
Al tavolo pazienti i giocatori
spingono lenti i pezzi. Bianco e Nero
avvinti li terranno in quel severo
ambito ove si odiano i due colori.
Là dentro irradian magici rigori
le fugure: Torre d’Omero, leggero
Cavallo, armata Regina, Re altero,
obliquo Alfiere e pedoni incursori.
E quando i giocatori se ne andranno
quando tutto il tempo passeranno
certamente non sarà cessato il rito
che in Oriente accese questa guerra
che ora infiamma tutta la Terra:
come l’altro, questo gioco è infinito…
Gli scacchi (2)
Pacato Re, sbieco Alfiere, agognata
Donna, diritta Torre, pedone latino,
sopra il Bianco e Nero del cammino
cercano e trovano una battaglia armata.
Non sanno che la mano fatata
del giocator governa il lor destino.
Non sanno che un rigore adamantino
regola l’alba e l’intera giornata.
Il giocatore è prigioniero pure
(come disse Kayyam) d’altra scacchiera
di chiari giorni e scure notti.
Dio muove il giocator, lui le figure…
C’è un Dio dietro quel Dio, che impera
su polvere e Tempo e sogni rotti?
(trad. di Sebastiano Paulesu)
L’ uomo è pedina di un gioco le cui regole e le cui mosse non dipendono da lui: in queste allegorie scacchistiche vi è una scoperta negazione del libero arbitrio.
Tra i precedenti di questa fantasia idealistica e panteistica va ricordata quella di Miguel de Unamuno : “ La vita è sogno”.
Sarà forse un sogno, Dio mio, anche questo tuo Universo di cui sei la coscienza eterna e infinita? Sarà un sogno tuo? Sarà che ci stai sognando? Saremo un sogno, un sogno tuo, noi sognatori della vita? “ ( Vita di Don Chisciotte e Sancio, parte II, cap. LXXIV ).
Il grande scrittore e filosofo Miguel de Unamuno pubblicò, nel 1912, il suo libro più celebre, Il sentimento tragico della vita. Le sue stesse sofferenze può essere che l’abbiano indotto a pensare che la filosofia serve all’uomo solo quand’essa dà una mano alla poesia e non alla scienza.
Egli si esercitò tutta la vita, con più sofferenza che gloria, al gioco degli scacchi. Scrisse ne Il romanzo di don Sandolio :
“ Egli gioca come uno che celebri una cerimonia religiosa. O piuttosto no, meglio ancora, come chi crei una silenziosa musica religiosa. Il suo gioco è musicale. Egli afferra i pezzi come se pizzicasse un’arpa. E, allo stesso modo, m’immagino il suo cavallo, non nitrire, questo giammai! ma respirare musicalmente, allorchè si apprestasse a dar scacco al suo avversario. E’ come un cavallo alato. Un Pegaso. O ancor meglio una chiave di pianoforte di legno, come questa. E non si posa sulla scacchiera! Non salta: vola. E quando gioca la regina? Pura musica! “
Ma, parallelamente, Unamuno fu un accanito detrattore dei giocatori di scacchi. Come traspare chiaramente da questo passo: “ Egli mi battè, non perchè giochi meglio di me, ma perchè non fece che applicarsi al gioco mentre io mi distraevo, mentre io lo osservavo… Non è un uomo intelligente… ma applica ogni più riposta risorsa nel gioco. “
Sono parole che sono altrettante confessioni. Confessioni di impotenza scacchistica. Quante volte ho sentito raccontare questa triste fiaba da scacchisti frustrati , alla ricerca di alibi, ( di anestetico, disse Primo Levi ) : “Ho perso, ma io ho troppe altre cose per la testa, impegni professionali, la famiglia,.. se si considerasse il talento puro, l’intelligenza.. sarei perlomeno I Nazionale. mi distraggo, ho troppa fantasia,..e poi a me il risultato non interessa, mi interessa il bel gioco, io gioco a zona, solo che ho lasciato la donna in presa.. e poi stavo meglio egualmente, ma per un fattore così trascurabile come il Tempo..ha vinto il peggiore “.
Un pò di autocritica? Giammai, ohibò, con il loro cervello?
Certo, possono consolarsi, ci credeva anche Miguel de Unamuno! ( Borges no)
Ma lui era, infine, Miguel de Unamuno.





