La seconda lettura: per chi segue il cammino della maestria negli scacchi.

Spesso quando un buon libro ci piace, sia di scacchi che di qualsiasi genere, lo leggiamo velocemente per arrivare subito alla fine. Ci facciamo guidare dall’impazienza, ma la velocità ci impedisce di ammirare e ritenere il panorama che ci viene proposto. Dopo, magari, lo riprendiamo in mano per una seconda lettura che ci porta a comprendere il “messaggio” dell’Autore e ci permette di riflettere  su altre questioni, più profonde o, semplicemente, ci diletta con sagge metafore e sorridiamo per la sagace ironia che arricchisce il nosto spirito. E’ vitale quasi come il pane quotidiano.

Nel gioco degli scacchi, in termini ideali, dovremmo osservare la stessa condotta. Non c’è maggiore frustrazione che giocare impulsivamente con le mani, omettendo il pensiero razionale. Il concetto diventa ancora più chiaro aggiungendo quella saggia premessa che ci dice di diffidare delle  “mosse naturali”.  Certo, ci sono anche momenti della partita di scacchi in cui la risposta è ovvia,  come quando si deve ricatturare dopo una cattura. Dobbiamo però esercitarci nella seconda lettura (uno sguardo globale della scacchiera e delle diverse opzioni nella posizione considerata) nei momenti cruciali del gioco. Si tratta semplicemente di distinguire l’urgente dall’importante. Sempre che il tempo non ci condizioni, la questione centrale è di prendere la giusta distanza e guardare la scacchiera da un’altra prospettiva, quello del pensiero razionale che richiede concentrazione, conoscenza tecnica, ragionamento logico e freddezza nell’azione, anche se il cuore batte a mille. Questa seconda lettura deve essere coerente col nostro piano e , se sarà possibile, trovare la continuazione che più dia fastidio al nostro avversario. La seconda lettura è quella  che ci conduce alla mossa che difende e attacca allo stesso tempo, che limita le possibilità dell’avversario, che lo costringe fuori dai suoi sentieri abituali, che lo confonda. Questa seconda lettura appare naturalmente quando abbiamo la capacità di dominare il nostro istinto animale di afferrare la presa a qualsiasi prezzo. Quelli che già praticano abitualmente questa seconda lettura sono coloro  che marciano lungo il cammino della maestria.
Scoprono quando l’eccezione conferma la regola. Marciano verso la verità scacchistica. Son coloro che mentre cercano la miglior risposta, la più profonda, sono molto più vicini all’arte che trasforma una partita di scacchi in una bella creazione estetica. Si tratta di quei giocatori eletti da Caissa (dea degli scacchi) che nel momento meno aspettato vengono illuminati da una terza lettura, quella che inesorabilmente li porterà alla vittoria.
(*) Giornalista, scrittore e Maestro Internazionale (ICCF).

 

Il sarcofago di Tutankhamon

Un bellissimo articolo sulla “mummificazione” del Re negli scacchi è apparso a firma del G.M. Lubomir Kavalek per le colonne dell‘Huffpost sport, dove troverete altri esempi sullo stesso tema.

Si tratta di un tema che può essere utilizzato sia dall’attaccante (autobloccando tutte le case attorno al Re, in una gabbia di Tamerlano, come si definisce il tema in questo caso), oppure dal difendente creando appunto un sarcofago inaccessibile per l’avversario e terminando la partita in stallo.

Ecco la traduzione del pezzo di Kavalek:

Un semplice “sarcofago” fu creato dall’Austriaco Johann Berger (maestro, teorico e scrittore molto apprezzato per il suo importante lavoro sui finali Theorie un Praxis der Endspiele, pubblicato nel 1890.)

 

Johann Berger

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Il Bianco muove e patta

SOLUZIONE:
1.f4! (1.h4? gxh4 2.f4 Kc7 3.f5 Kd7! Il Nero vince; 1.Kg3? a5 Il Nero vince .) 1…Kc7! (1…gxf4? 2.h4 vince il Bianco; 1…a5? 2.h4! gxh4 [2...a4 3.h5 gxh5 4.fxg5 e vince il Bianco] 3.f5 gxf5 4.g5+-) 2.fxg5! (2.f5? Kd7;
2.h4? Kd7) 2…a5 3.Kg3 (3.h4? Kd7 4.h5 Ke7) 3…a4 4.Kh4 a3 5.g3 a2 stallo !

Il segno della croce (problema di Gumpel, 1878)

Problema de ajedrez el signo de la Cruz, Gumpel (1878)
Il “Segno della croce” è un noto problema di scacchi composto nel 1878 da Charles Godfrey Gumpel. Il problema è un matto in 7 mosse che fu intitolato in Inglese “Come il Diavolo fu catturato”, essendo pubblicato proprio nello stesso 1878 nella rivista “La Stratégie”.
La leggenda che ruota intorno a questo problema è abbastanza curiosa: Paolo Boi, il Siracusano, aveva giocato e perso in varie occasioni con una bella ragazza. Mentre stava giocando con lei una nuova partita si raggiunse la posizione del primo diagramma. Fu proprio in questo momento che Paolo Boi, per rivelazione divina, seppe che la ragazza era in realtà Satana. Allora il Siracusano decise di concentrarsi al massimo e proprio nel medesimo istante per ispirazione divina riuscì a concepire il seguente piano vincente:
1. Txg7+ Rf6
2. Dxc6+ Txc6
3. Txc6+ Dd6
4. Txd6+ cxd6
5. Cc7
In questo momento il diavolo lanciò un grido agghiacciante e fuggì a gambe levate terrorizzato prevedendo che dopo le mosse
5… d5
6. Cxd5 Re6
7. Te7++
 La señal de la Santa Cruz sobre el tablero de ajedrez
Non solo avrebbe ricevuto scacco matto, ma oltre a ciò i pezzi che sarebbero rimasti sulla scacchiera avrebbero formato il segno della Santa Croce (si veda il diagramma con la disposizione finale). Scritto per Ajedrez 365 da Pepelu, il testo originale lo trovate qui: http://www.ajedrez365.com/2011/03/ajedrez-signo-cruz-problema-gumpel.html#more