Depau
Mai primo, secondo Depau
Finalmente un Blog dedicato all’arte del signor Francesco Depau , dove sarà possibile seguire tutte le evoluzioni del suo fare artistico.Era da tempo che maturavo questa “separazione”, perchè molti lettori non riuscivano a raccappezzarsi: cosa c’entra in un sito di scacchi una sezione dedicata all’arte, che esula completamente dal gioco?
Il mio parere è naturalmente che gli scacchi siano un laboratorio di creatività, ma naturalmente per poter raccontare tutte le intuizioni di questo grande artista era necessario uno spazio più idoneo: così ho chiesto la cortesia al nostro Webmaster Ricardo Piana di “creare” una situazione ad hoc, dove i tanti estimatori dell’arte di Depau potranno continuare a seguire il suo estroso percorso!
Naturalmente tutte le sue “contaminazioni” scacchistiche saranno sempre puntualmente pubblicate in questo blog, per sua gentile concessione!
15-04-2012: Fan Page su Facebook:
Da qualche settimana è on line su Facebook la “fan page” ufficiale di Francesco Depau. Come tutte le cose che lo riguardano l’originalità consiste nell’usare il mezzo per riflettere sul mezzo stesso, con le solite riflessioni, provocazioni, stimoli al pensiero critico che caratterizzano il suo fare in arte. I suoi fan potranno trovare foto, disegni, sculture, poesie, video, performances e quant’altro la sua prolifica fantasia vorrà proporci… Invito tutti i miei lettori a fare una visita e cliccare mi piace su questa pagina, che appena supererà 500 gradimenti promette grandi novità!
08-03-2012: Metaforisma…
Ci sono due modi di stare al sole: prenderlo o… esser presi! (Francesco Depau)
Questa mattina Francesco mi ha chiamato al telefono per invitarmi a prendere un caffé e qualche spicchio di sole. Mi ha dettato la notevole frase di cui sopra e poi mentre gustavamo il caffé mi ha argomentato questa sua considerazione, che riporto di seguito perché, per metafora, può servire anche agli scacchisti.
“C’è sempre una modalità dell’animo a fare la differenza. Il sole manda i suoi raggi alla stessa maniera, ma ci sono due modi per riceverli. Così come non si può distinguere un imbecille da un genio, perché il genio è una costante, mentre l’imbecille è una variante. Così nella variante genio e imbecille possono sembrare la stessa persona, sono praticamente indistinguibili. I geni sono gli anelli mancanti in una società di intelligenti, gli imbecilli sono “mancanti” e basta… Allora bisognorebbe inanellare gli imbecilli, come si fa ai piccioni viaggiatori, per tracciarne le rotte migratorie!”
Ho visto cose…
07-05-2010
“La bellezza è negli occhi di chi la guarda”
L’artista dormiente Francesco Depau, per sua gentile concessione, mi ha accompagnato per le vie di Sassari a fotografare una sua splendida opera: un autoritratto su pasta artisticamente “rimasticata“… che risale al periodo in cui aveva solo i baffi. Ho potuto così conoscere “di bocca sua“ i retroscena di questo incredibile auto-ritratto: per il quale l’artista dormiente si è letteralmente levato il pane di bocca!
A causa del suo diabete gli era stato prescritto di non mangiare pane, allora per circuire il divieto decise di masticarlo ed utilizzarlo per la sua arte: ci tiene a precisare dunque che non è fatto con pasta di sale, anzi nella sua infinità bontà (a Sassari si dice: è un pezzo di pane!) consente agli insetti evangelicamente di mangiare la sua faccia!
Due particolari, oltre all’incredibile somiglianza, colpiscono subito gli occhi e la mente dello spettatore: e cioè proprio la mancanza degli occhi e della mente (l’autoritratto è decerebrato!)… Per entrambi i particolari l’artista ha una spiegazione sorprendente: gli occhi sono fioriti (“La bellezza sta negli occhi di chi la contempla”) e rappresentano il sogno, che freudianamente parlando è il dominio dell’Eros; le Rose al posto degli occhi indicano appunto che lo sguardo è rivolto all’interno, perchè nei sogni non servono gli occhi, anche se nella fase REM essi sono in continuo movimento…
La mancanza del cranio, e quindi del cervello, è pure legata al sogno; secondo l’artista non è col cervello che si crea il contenuto del sogno e dell’Arte, e perciò ha voluto rappresentare se stesso dormiente con gli occhi fioriti e sul capo niente…
03-05-2010
“Riconosci te fesso”
L’ultimo messaggio che l’artista “dormiente” mi ha consegnato è nuovamente di contenuto sibillino… Prima di affrontarlo voglio rassicurare gli amici scacchisti che il signor Francesco Depau, per sua gentile confessione, ha ormai maturato una svolta artistica in direzione del nostro nobil giuoco: ieri abbiamo giocato persino le prime due partite! Oggi invece mi ha mostrato il frutto delle sue insonni ispirazioni a tema scacchistico: una farfalla che non temo di esagerare se dico che entrerà ad ali spiegate nei migliori musei di arte moderna; nuovi “quadri di matto”; lo stemma della città di Sassari rivisitato in chiave scacchistica, che diventerà presto il nuovo logo della Sassari scacchistica…
Ma torniamo al vaticinio:
1) Nel Socrate “conosci te stesso” esiste il pericolo “riconosci te fesso”
Dopo le speculazioni cosmogoniche sull’archè, la filosofia si sposta sull’indagine dell’uomo; “conosci te stesso” è l’oracolo delfico che pare abbia dato l’avvio alla filosofia brachilogica di Socrate… Il quale era forte di un unica certezza, quella di non avere raggiunto la conoscenza.
Fesso, è il participio passato del verbo fendere, quindi è sinonimo di scisso (tanto per aggiungere altre chiavi di lettura)… Così come anche il fiume fende il territorio che attraversa.
Più si indaga profondamente e più si capisce che si è sempre in torto, comunque si agisca e giudichi, diceva Nietzsche;
2) Terra senza luogo (Utopia), fiume senza acqua (anidro)
3) Terra senza luogo (idea), fiume senza acqua (pensiero)
La Terra senza luogo è la mente stessa, intesa come somma di inconscio e coscienza; il fiume senza acqua è il pensiero… inteso come il processo sinaptico che ripercorre il letto di un fiume che cambia di sovente direzione (e non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume diceva Eraclito). Il pensiero ripercorre tutte le fasi cicliche dell’acqua, dallo stato liquido a quello gassoso, per ebollizione o evaporazione; dallo stato gassoso a quello fluido, per condensazione; da quello fluido a quello solido, per glaciazione; dallo stato solido a quello liquido, per liquefazione…Nella biochimica del cervello non avviene diversamente.
4) Tommaso Moro (Utopia)
Omaggio all’autore che il signor Francesco Depau ha appena terminato di rileggere…
5) Terra senza luogo (cielo)
L’illuminazione è quasi sempre eterea, proviene da regioni celesti (sotto forma di “pioggia” di consapevolezza) consentendo alla immagini del proprio vissuto di tornare alla luce… Dalla filosofia etica e umanistica di Socrate si passa all’idealismo platonico e persino ai primi abbozzi di teosofia …
P.S. Il pensiero ha ali dorate ed è la madre di tutti i fiumi.
La nostra mente è un territorio senza luoghi, dove i fiumi sono deviati di volta in volta dalla forza del pensiero, che è la “madre di tutti i fiumi”.
30-04-2010
Il codice “d’avvincere”.
Ho accettato di buon grado l’invito dell’artista invitto, il signor Francesco Depau, ad una chiacchierata sull’arte sotto una quercia secolare. Si tratta del primo passo per farmi comprendere alcuni nodi cruciali del suo percorso artistico, una sorta di biografia che lui chiama “segno di vita” richiamandosi direttamente al significato etimologico…
Così ho potuto leggere gli articoli che la stampa internazionale ha riservato negli anni scorsi alla sua arte innovativa: è del 1993 la prima testimonianza dei suoi lavori sui codici a barre, che mi assicura di poter tranquillamente datare ad almeno due anni prima: “Forse ora sembrerà persino inflazionata, ma 20 anni fa credo di essere stato il primo ad intuire la forza dirompente del messaggio insito nei codici a barre”. La mia impressione è invece che neppure oggi l’opinione pubblica è pronta a de-codificare il messaggio di Depau: perchè insistere per anni, con scorribande sui muri cittadini, presso contesti universitari, nelle colonne di inconsapevoli elzeviristi, sempre con l’ossessiva immagine dei codici a barre che snaturano tutto: dalla merce all’uomo? Il gioco di parole del titolo ci dà un indizio: il codice da Vinci diventa un codice d’avvincere (o dei vinti!). L’emblema di tutto questo periodo, che rappresenta un codice ermeneutico quasi solipsistico, è certamente il capolavoro del codice a barre ad uncinetto realizzato a mano per gentile concessione della moglie dell’artista (per amore, precisa lui!), in cui meglio che in qualsiasi altra provocazione si sintetizza la contraddizione tra la manualità artigianale della nonna che ordisce la trama ad uncinetto seguendo il suo stesso codice genetico, e la serialità industriale della tecnologia, che etichetta ogni suo prodotto col rispettivo codice a barre per facilitarne il suo commercio… Questa immagine rappresenta senz’altro la svolta epocale della società contemporanea, che passa dagli orrori della seconda guerra mondiale al boom economico degli anni ottanta: da una economia a misura d’uomo ad una su larga scala, dove i prodotti del lavoro vengono resi anonimi dall’apposizione di codici incomprensibili…
L’artista veggente Francesco Depau è deliziato dalla sua pipa in terracotta, sotto la quercia assapora il suo tabacco assorto in pensieri artistici e pratici. “L’arte è come una partita a scacchi: dove l’altro non è un avversario, ma la controparte, l’interlocutore… ognuno ha diritto di giocare le proprie mosse. Il risultato è la partita, l’arte, la vita.” In effetti io avevo già compreso che siamo in presenza di una grande partita con l’artista, che ha in serbo delle “mosse” davvero spettacolari, dobbiamo solo sperare di essere in grado di impegnarlo al massimo!
28-04-2010
Il tempo è dato a tempo debito! F. Depau
L’artista veggente, il signor Francesco Depau, sta combattendo le sue battaglie gastronomiche pantagrueliche, rubando tempo e salute alla sua arte… Questo è il suo nuovo messaggio a tutti i suoi estimatori, che crescono in proporzione alla sua propensione a “mostrarsi”!
“Il rapporto tra il signor Francesco Depau (artista veggente) e il cibo”
- Mangiare, di nascosto, innalza la glicemia nel sangue?
Comequalmente (Rabelais ci perdoni) l’artista inganna persino il suo diabete: non può mangiare teglie di porcetti e bere damiggiane di vino; ma lo fa di nascosto e inganna persino la sua salute…
- Quanto si può mangiare, di nascosto, prima che gli altri si accorgano che il cibo sta drasticamente mancando?
Comequalmente l’artista veggente riordina le pietanze pericolose per la salute nel proprio organismo, sottraendole alla credenza popolare…
- Quanto vino il signor Francesco Depau (noto artista veggente) può bere, per evitare che le Cantine sociali inizino a mandare lettere di cassa integrazione agli operatori del settore enologico?
Come qualmente l’altruismo del signor Francesco Depau si spinge fino al punto di bere quotidianamente 25 litri di bianco e 25 litri di rosso; il rosato viene creato da lui medesimo nell’atto di bere!
E per concludere la ricetta del signor Francesco Depau:
Cavolfiori, come li fanno nel rione Santa Maria in Sassari
Prendete due piccoli cavolfiori e metteteli a bollire interi, con un cucchiaino di olio, uno spicchio d’aglio, mezza cipolla e due grani di pepe; sale quanto basta. A cottura avvenuta scolateli, in un piatto di portata, irrorateli con abbondante olio extra-vergine di oliva e serviteli ancora fumanti!
21-04-2010
Conversazione “ispirata” ed “ermetica” col signor Francesco questo pomeriggio. Il tema , intitolato “trascendentalmente” Mimetismo, aveva per oggetto il movimento particolare del Cavallo: “Oggi ti spiegherò la lateralità nell’arte” ha premesso Depau, per continuare subito: “cioè la predisposizione o disponibilità dell’artista al “tradimento” inteso come sotterfugio, in una situazione storica in cui l’artista non può dire o fare ciò che vuole, perchè deve adottare il concetto ortodosso imperante…”
“Ti faccio un esempio: Esopo, parlava dei vizi umani con delle allegorie sugli animali… Vedi il Corvo, che per vanità perde il formaggio dal becco, cedendo alle lusinghe della Volpe. Ecco, io non potrei mai credere a chi adulasse la mia bellezza: tutt’al più potrei credere a qualcuno che loda una mia capacità, il mio rapporto simbiotico con la matita: Depau è la matita, con la quale può disegnare in ogni maniera.”
“L’arte è una marchiatura culturale della persona, e allo stesso tempo l’arte marchia il momento storico: noi apparteniamo alla Storia di chi ha messo il passe-partout nel quadro come siamo appartenuti alla Storia di chi ha messo brache e foglie di fico ai nudi michelangioleschi. La censura di chi si arroga il diritto di pensare per gli altri”
“Ecco cosa intendo per mimetismo: segui la mia incontinenza verbale, di fronte all’idiozia del circostante; eppure se imparassi a stare zitto forse otterrei più occasioni per far comprendere il mio discorso interiore… Ma proprio non ce la faccio! Chiedimi perchè non chiedo un patrocinio?” “Perchè?” “Per motivi cromatici!” Ed aggiungo io : ne vedremmo davvero di tutti i colori!
16-04-2010
L’opera d’arte è un mal-detto mal-inteso! Francesco Depau
13-04-2010
Continua il mio privilegio di poter ammirare i disegni di Francesco Depau freschi freschi… Davvero non esagero quando dico che le cose migliori non potete neppure immaginarle: un mondo meraviglioso di metafore, metamorfosi, calembour, illusioni ottiche, provocazioni ed enigmi vari…
Il disegno – l’unico che mi ha concesso di fotografare – oggi è stato questo:
12-04-2010
Stamattina Francesco Depau mi ha mostrato, in anteprima mondiale, le sue nuove 5 tavole di studio a tema scacchistico: ombrelli che si trasformano in uova (o viceversa), Regine addormentate su Cavalli a dondolo, farfalle la cui apertura alare si trasforma in scacchiera, animali che prendono vita stagliandosi dalla griglia di una scacchiera in evoluzione… Mi è impossibile descrivere tutto (gelosamente me li ha mostrati per pochi secondi, perchè sono solo studi!)
Il disegno che mi ha lasciato fotografare rende solo la minima parte delle meraviglie che mi ha mostrato:
08-04-2010
Questa mattina ho incontrato Francesco Depau e abbiamo preso un caffè insieme. Mi ha mostrato delle opere a tema scacchistico che mi hanno strabiliato: scacchiere che emergono da alberi e nelle quali brulicano animali di ogni genere… tra i rami si riconoscono sembianze di primati e di uomini.
Ho chiesto a Francesco – come in un’intervista improvvisata – come è nato il suo amore per l’arte, e mi ha rivelato che tutto è nato quando aveva appena 5 anni, nella bottega del padre, dove immerso nell’oscurità è filtrato un raggio di luce che ha mostrato le evoluzioni caleidoscopiche del pulviscolo atmosferico… “E’ stata questa la prima folgorazione artistica: mi sono perso nella meravigliosa contemplazione di questo fenomeno sempre uguale e sempre diverso!”
A scuola poi gli insegnanti non gli hanno fatto mancare la gratificazione per la sua innata capacità di disegno… “Questa è stata la seconda folgorazione: perchè ogni artista vive di questa ancestrale sensazione “Guardami mamma, guarda cosa ho fatto…” per sentirsi dire “Bravo!”"
Ma questa fase è stata superata dal riconoscimento che quel “Bravo” non poteva guidare il lavoro dell’artista, così dopo il matrimonio (grazie al quale, dice, è diventato “Sardus-pater-familiae”) è arrivato alla definitiva illuminazione, “la terza folgorazione: sfogare la rabbia e fugare la gabbia, in cui gli altri vogliono costringerci… L’artista deve essere libero, anche dalla considerazione altrui”.
Nascono così le numerose rotture di Francesco Depau: l’abbandono del disegno per i “codici a barre”, denuncia della mercificazione anche dell’arte; le fotocopie, denuncia dell’industrializzazione dell’arte; l’arte mustia; il ritorno alla genunità del prodotto artigianale per il proprio gusto e sostentamento; sino all’attuale “mostra-crasa”, con l’apertura di una nuova fase, quella dell’arte sociale partecipata: lontana da ogni schieramento partitico e da ogni movimento e “steccato” ideologico … cosa inaccettabile per l’intellighentia.
Nell’ultimo anno Francesco ha “dipinto” migliaia di figure suine, ma annuncia: sta per finire il periodo delle perle ai porci, e persino delle collane!
Game Over!
L’analisi dopo ogni partita rappresenta per ogni scacchista la vera tappa per poter migliorare: la prima presa di coscienza deve essere la propria debolezza; quanto più si è umili quanto più si impara dai propri errori… La propria debolezza è l’indice della propria grandezza!
Inizia così il pellegrinaggio verso i propri sentimenti (il proprio pathos) che sono l’unità di misura del proprio carattere e delle proprie debolezze. Con chiglia verso il cielo (la nave si orienta con le stelle, il cielo è un campo di stelle: “campostella”) inizia il viaggio di ritorno (l’analisi a ritroso delle proprie mosse): obiettivo liberare la mente dagli errori… Cappa santa (sinonimo di conchiglia): testa pura!
La tua ombra, il tuo lato oscuro, i tuoi dubbi, ti seguiranno sempre…
Game over!
1) La partita è viaggio nell’eterno: l’analisi post-mortem può protrarsi sino all’infinito
2) L’infinito è un cerchio nell’acqua (le onde si propagano all’infinito)
3) Il sasso è tratto! Il cerchio è fatto!
ZEN ! Scacco: sei orbita… Matto: sei infinito NIRVANA
Il tratto, come tutti gli scacchisti sanno, è la mossa che spetta alternativamente al giocatore, è un po’ come il possesso della palla nel calcio… Qui si gioca sul celebre “il dado è tratto” con il sasso al posto dell’aleatorio dado: il “calculum” era il sassolino che è stata la prima base dei calcoli aritmetici per gli uomini… Si gioca di continuo col la quadratura del cerchio simbolo del tentativo umano di comprendere l’infinito!
Lo Zen e l’arte della favola.
Ho deciso che il blog scacchistico è troppo stretto per l’ispirazione di Francesco Depau, così apro una sezione tutta dedicata a lui, oltre a caricare numerose “improvvisazioni” ed “inseminazioni” nel gruppo su facebook a lui dedicato “Companzos di Francesco De Pau” (il cognome è erroneamente scritto staccato, ma neppure l’errore è da correggere quando si tratta di un artista)…
Oggi voglio parlare dello Zen e dell’arte dell’improvvisazione: entrambi fondamentali nel “fare” di Francesco… Le sue continue metafore e allusioni al mondo dei Samurai e a quello – tutto meditativo -dei monaci Zen (da cui ha tratto il gusto per i Koan!) mi hanno da subito fatto capire che Francesco fa “surfing” sulle rapide dell’immediatezza, dell’hic et nunc (qui ed ora!), tipico della filosofia zen… Qualche giorno fa ha voluto mostrarmi un esempio di arte Zen: seduti ad un tavolino mentre gustavamo un caffè e chiacchieravamo delle opere precedentemente recensite sul blog, ha preso una minuscola matita, senza punta di grafite (ci tiene a dire che non ha bisogno di punte!), l’ha impugnata – è il termine giusto – come un guerriero la sua spada e con pochi tratti decisi ha realizzato in pochi secondi un albero… senza un progetto preciso di cosa dovesse disegnare.
Poi però è subito emersa la figura di un lupo, quindi quella di un cacciatore ed infine quella di una nonna: da cui l’enunciato (proprio come uno studio scacchistico!) “Il capuccetto è sempre grosso? E il bosco c’è ancora?”
Quindi ha scritto il titolo: “La favola vola”! Tutta l’operazione non è durata più di un paio di minuti, senza la minima esitazione… Abbiamo quindi iniziato a parlare della favola: mi ha detto che le figure fondamentali delle favole, come archetipi, giocano la storia come i pezzi degli scacchi, possono ricombinarsi come capita ed ogni volta la morale è diversa… Allora mi sono tornati alla mente due riferimenti: uno alla “grammatica della fantasia” di Gianni Rodari, dove si parla delle carte di Propp, uno al bravissimo istruttore Carlo Alberto Cavazzoni (recente vincitore del premio istruttore dell’anno, per il nord, della FSI) che utilizza la fiaba per insegnare gli scacchi ai bambini…
Francesco mi ha quindi accompagnato in una passeggiata verso l’esposizione della più incredibile mostra all’aperto (mostra crasa!) tra le vetrine dei negozi del centro di Sassari che espongono le sue opere (si possono trovare nel gruppo facebook “Companzos di Francesco De Pau”), svelandomi particolari ermeneutici sorprendenti sulle sue installazioni…


















