Archive for the ‘Pedagogia’ Category

Distratti? No, diversamente attratti…

Le nuove generazioni, nonostante la crisi che stiamo vivendo, godono di un’attenzione da parte dei loro genitori che probabilmente non ha precedenti nella storia. Non dico che sia un male né un bene. A volte “l’agenda” di questi bambini è talmente nutrita che essi non hanno il minimo spazio per i loro giochi: quando non sono a scuola hanno una notevole offerta per impegnare il loro tempo libero, per lo più con attività concordate (nella migliore ipotesi)  coi loro genitori. Il problema di questa super-attività può essere che l’ego dei bambini può formarsi con la convinzione di essere il centro dell’universo. Per lo più i genitori, che appartengono invece alla mia generazione o sono più giovani, hanno vissuto un’infanzia con molta più libertà di giocare per strada e di trascorrere le giornate come volevano.

Ma veniamo all’argomento del post odierno: il contegno dei bambini a scuola. In ogni classe riuscire a tenere un ordine accettabile è sempre un’impresa. Ci sono gli “iperattivi” (quelli che ai nostri tempi erano chiamati “vivaci” e non erano certo curati con farmaci), che vogliono essere sempre al centro della scena e per contro ci sono i “distratti” (anche questi incolpevoli titolari di una sindrome psichiatrica ADD: attention deficit disorder): entrambe le categorie sono ricomprese nella sindrome ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder).

La "svolta" generazionale!

In entrambi i casi, a mio parere, il principale disordine che origina il loro comportamento è nella loro educazione, spesso troppo lassista e, cosa ancora più triste, molte volte priva di qualsiasi strategia formativa. Non voglio però fare un pistolotto moralista, oltrettutto non ho figli miei, perchè l’educazione è molto delicata: si sbaglia sia quando si fa poco, sia quando si fa troppo.

Nel caso dell’attenzione però parto da un pressuppposto semplice: la nostra mente è sempre in attività, persino quando dormiamo, quindi quando si dice che qualcuno è distratto non si comprende che è semplicemente attratto da qualche altro stimolo, che può provenire dall’ambiente esterno o da dinamiche psichiche interne. Spesso questo momento non è compreso né a scuola, quando l’insegnante deve “macinare” argomenti per adeguarsi ai programmi ministeriali, né a casa quando i bambini vengono affidati alla “grande tata” Televisione. Il processo creativo individuale di ogni bambino non è colto dai loro educatori, perchè altrimenti sarebbe uno spunto eccezionale per formare il senso critico e persino la loro coscienza sociale.

La passività dei bambini che è alla base delle scelte degli adulti si manifesta poi in vari modi, molti dei quali diventano un “problema” che la classe dei pediatri, degli psicologi, degli psichiatri sapranno incasellare in una ben definita sindrome, da curare ovviamente col relativo farmaco.

Gli scacchi: gioco violento…

Pare che il primo a definire gli scacchi un sport violento sia stato nientemeno che l’artista Marcel Duchamp, poi il campione del mondo Garry Kasparov ha rincarato la dose affermando che sia “Lo sport più violento che esista”. In effetti anche per chi ha un animo pacifista non è possibile nascondere che il gioco degli scacchi è prima di tutto uno scontro, o per dirla con Lasker una lotta, dove (parole di Bobby Fischer) si tratta di schiacciare l’ego avversario. E concludiamo le citazioni con un’altra cruenta immagine di Niegel Short, che per vincere a scacchi è necessaria una volontà “omicida” (il virgolettato è mio).

In effetti già la posizione di partenza è lo schieramento di due eserciti che si fronteggiano, e nulla è più violento e assurdo di una guerra: catture, sacrifici, eliminazione fisica delle unità opposte… Ma allora, si dirà, è quanto di più diseducativo da insegnare ai bambini. Oppure, questa è la proposta, si deve cercare di rendere metaforica questa battaglia, facendola apparire come un confronto di idee: vince chi fa meno errori di ragionamento! Le parti in gioco sono delle tesi dialettiche da sostenere, si tratta di con-vincere il proprio interlocutore.

Questo spiegherebbe anche il perchè i due giocatori si attardano dopo lunghissime partite in altrettanto estenuanti analisi per ricercare le falle delle proprie argomentazioni, o addirittura delle proprie convinzioni.

Corso di formazione per istruttori di scacchi.

Corso di Formazione Scacchi per

Istruttore di Base (1° livello) ed

Insegnante Elementare Istruttore della Scuola Pubblica (1° livello divulgativo)

Bando completo scaricabile qui

 

Cagliari, 22-23 ottobre 2011

Marrubiu (OR), 5-6 novembre 2011

Domani inizia a Cagliari, presso il Circolo scacchistico cagliaritano di via Ausonia, il corso di formazione di scacchi per istruttori di base (scacchisti) o insegnante elementare (rivolto a docenti di scuola). Come di consueto sarò il relatore principale e farò una panoramica delle varie metodologie didattiche oltre ad illustrare le varie modalità di approccio pedagogico sia per quanto riguarda gli scacchi scolastici sia quelli sportivi.

Da quando abbiamo fatto il primo corso per istruttori, nel 2007 grazie alla lungimirante idea di sviluppo dell’Ing. Roberto Abis allora presidente del Comitato Regionale Scacchi Sardegna, la nostra regione ha formato oltre 100 nuovi istruttori molti dei quali sono insegnanti di scuola che hanno a loro volta contribuito ad una notevole crescita del movimento scacchistico giovanile.

Proprio per questo anche l’attuale presidente del Comitato regionale, Prof. Giovanni Mascia, ha proseguito nella formazione di nuovi istruttori promuovendo altre occasioni di formazione a loro dedicate. Ricordiamo l’evento dello scorso anno, con una giornata dedicata alla “Psicomotricità su scacchiera gigante” alla quale sono stati invitati gli ideatori delle prime esperienza in tal senso: Alessandro Pompa e Paola Russo, oltre al sottoscritto.

Così anche in questa occasione abbiamo voluto invitare Alessandro Dominici, membro della Commissione didattica e scuola della FSI ma anche attivissimo promotore degli scacchi a scuola in Piemonte ed ora in tutta Italia grazie ad un eccezionale strumento informatico in collaborazione con la MSP.


Scacchi e logica.

Un pavimento a scacchiera in un'aula di Osilo (SS)

Mercoledì scorso ad Osilo ho fatto la terza lezione per le classi 3^ e 4^, mentre per la 5^ non si contano più dato che li seguo da quando erano in prima elementare. Così per memorizzare ancora i loro nomi ho proposto il cosiddetto gioco della luna, un gioco di logica dove devono indovinare una chiave per dire parole valide per “salire sulla luna”. Questa volta la chiave era trovare parole di un certo numero di lettere (ho fatto 5 lettere per la terza, e 6 lettere per la quarta che ha avuto molta più difficoltà a scoprire la chiave.)

Il gioco mi serve soprattutto come espediente per imparare i loro nomi a memoria, poichè ogni settimana me li ritrovo scambiati di posto e non essendo un buon fisionomista devo sempre associarli al posto dove sono seduti. Comunque, per fortuna, dopo 4 o 5 lezioni i loro nomi si imprimono finalmente nel mio “archivio” che conta ormai migliaia di bambini!

La lezione in terza è consistita in un breve ripasso sul movimento e la cattura dei pezzi con una breve partita collettiva svolta sulla scacchiera murale. Cosi pure in quarta, dove si sta creando un notevole entusiasmo per “l’ora di scacchi”. Durante le partite amichevoli ai bambini liberi ho proposto di fare il conteggio del materiale catturato, con le consuete sorprese. Infatti contare i pezzi, che dovrebbe essere una semplice operazione aritmetica, mostra sempre la difficoltà di passare da una conoscenza teorica ad una pratica e manipolativa: spesso “inganno” i bambini spostando di posto un pezzo di una somma già calcolata (invertendo per esempio un cavallo con una torre) e molti di loro eseguono la somma ricontando da capo e arrivando, incredibilmente!!, allo stesso risultato. Per ottenere un silenzio accettabile sto adottando il sistema premiale delle carte scacchistiche, che funziona sempre.

In quinta invece abbiamo affrontato diversi principi generali, servendoci sempre dei proverbi come mnemotecnica per ricordarli più facilmente.

L’apertura…

"Quando il pedone cattura si crea un'apertura" Ilaria F.

 

Venerdì scorso i bambini della 3^ di via Forlanini hanno “inventato” nuove rime scacchistiche… delle quali la migliore è quella di Ilaria F. : “Quando il pedone cattura si crea un’apertura”. La lezione si è svolta nel modo seguente: scacchiera ideografica poggiata su un banco; richiamo della lezione precedente (volevo capire se il gioco delle rime li sta appassionando, cosa confermata!); si chiede ad ogni bambino di eseguire una mossa sulla scacchiera; al primo momento critico si fissano delle parole chiave e si scrivono alla lavagna; su quelle parole si cercano delle rime; questa settimana le parole erano “cattura” e “pedone”.

La cosa più interessante è stata la richiesta di molti bambini, assolutamente spontanea, di scrivere le mosse della partita. Secondo il mio metodo, anche nelle classi prime elementari, introduco già nelle prime lezioni le coordinate, ma relativamente tardi la trascrizione delle mosse. Con questi bambini per esempio l’ho fatto lo scorso anno, quando erano in seconda. Per questo sono rimasto molto sorpreso della loro richiesta che naturalmente ho assecondato scrivendo anche io la partita sulla scacchiera ideografica.

Poichè in questa classe sono stati integrati 3 bambini nuovi, è sempre l’occasione per qualche ripasso: questa volta per esempio sono state eseguite due catture svantaggiose di pezzo per pedone. Così abbiamo approfittato per rispiegare il valore di scambio dei pezzi. Quindi abbiamo iniziato le partite libere tra i bambini.

Scacchiera ideografica.

Martedì scorso sono riprese le lezioni di scacchi presso la scuola primaria di via Washington, dove ero impegnato con la terza e la quarta B; ieri invece secondo appuntamento per la scuola primaria di Osilo, dove con l’ausilio della scacchiera ideografica i nuovi allievi stanno imparando molto rapidamente.

Come già ho potuto documentare spesso, il vantaggio delle immagini sulla tradizionale scacchiera murale (anche senza l’opzione della scrittura con pennarelli) è un notevole passo avanti per la didattica, perchè i concetti sono memorizzati più facilmente.

La donna dalla casa A3 può fare due matti distinti.

 La possibilità di utilizzare delle orme, per evidenziare la strada percorsa o percorribile dai pezzi stabilisce nelle menti degli allievi un rinforzo visivo, una “traccia mnestica” ben definita; i fuochi, come indicatori di pericolo (si possono usare anche muri, oppure bombe); gli smiles o anche altre figure per enfatizzare alcuni momenti critici sulla scacchiera.

Inoltre la possibilità che siano i bambini stessi a manipolare le figure per sistemarle sulla scacchiera, che generalmente è appoggiata su un banco e sorretta dalla lavagna della classe, aggiungono un ulteriore lavoro per così dire “procedurale” che contribuisce alla formazione del ricordo.

Lo sviluppo della scacchiera ideografica è in continua evoluzione nella mia metodologia, anche grazie al continuo apporto creativo dell’amico Michele Devilla che posso senz’altro affermare che è il co-autore di questo validissimo supporto.

Istituto comprensivo di Osilo

Mercoledì scorso ho ripreso l’attività di istruttore presso l’Istituo comprensivo di Osilo, dove quest’anno – gradita novità – grazie all’interessamento delle rispettive maestre seguirò una terza, una quarta ed un una quinta classe.

L’interesse è soprattutto metodologico, perchè in tutte le scuole si cercano strategie formative per imbrigliare la dispersività degli alunni e catturare la loro attenzione per canalizzarla verso attività propedeutiche al miglioramento generale delle loro prestazioni. Da questo punto di vista il feedback positivo delle maestre conferma il giusto approccio didattico, evidenzia le dinamiche da sviluppare grazie all’ausilio dello strumento ludico.

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Dispari

 

Accade spesso che i bambini delle classi siano in numero dispari e non possano essere abbinati per giocare. Come già scrissi altre volte, questo può essere un espediente eccezionale per la didattica: per esempio potrebbe essere uno “spauracchio” per chi disturba la parte teorica; oppure si avverte la classe che il primo che parlerà durante le partite sarà sostituito da chi sta aspettando… Ho notato che già questo è un vantaggio per gli istruttori, ma col tempo ho voluto dare al giocatore “dispari” anche dei ruoli attivi molto interessanti, ne faccio qui una sommaria casistica:

1) Fargli consegnare i set di gioco

2) Chiedergli di contare i pezzi catturati

3) Fargli fare da arbitro a qualche partita

4) Fare con lui una panoramica tecnica delle partite (guidandolo e facendogli notare i momenti cruciali delle partite, con l’ausilio dei proverbi scacchistici)

5) Fargli risolvere piccoli problemi, spesso con le carte scacchistiche

Grazie a questi espedienti si riesce spesso a motivare gli “sfortunati” che non giocano, anche se in genere non devono passare più di cinque minuti prima che qualcuno “rompa” il silenzio e sia sostituito.

Una bambina mi mostra la soluzione del matto di Reti

Scacchi e regoli: il metodo di Carmelita Di Mauro

Nella foto da sinistra Dante Finocchiaro, Alberto Collobiano, Sebastiano Paulesu, Carmelita Di Mauro

 

 

 

 

 

 

 

 

Alla fine del mese scorso sono stato a Gela, ospite degli amici Carmelita Di Mauro e Salvatore Trovato, per un corso di formazione istruttori UISP organizzato dall’Associazione “Gli scacchi un gioco per crescere” con la preziosa collaborazione di Dante Finocchiaro, Francesco Lupo, Carmelo Sgarito e naturalmente Carmelita stessa!

Io ho parlato del mio metodo ideografico e della psicomotricità su scacchiera gigante, facendo anche i dovuti cenni storici ad Alessandro Pompa (che non è potuto venire per contrattempi dell’ultimora) e a Paola Russo che avevo avuto modo di incontrare ad Oristano per il primo convegno specifico sul tema. Ma in questo post voglio parlare proprio della bellissima relazione di Carmelita che più che in altre occasioni è stata chiarissima nell’esposizione delle sue innovative idee didattiche.

I regoli aritmetici

 

Il metodo di Carmelita, come ho avuto già modo di scrivere altrove, parte da un’intuizione tipica di una maestra di scuola: utilizzare gli scacchi integrandoli con la didattica scolastica; così per l’insegnamento della matematica si trattava di utilizzare i regoli (in uso in tutte le scuole primarie d’Italia) per creare associazioni e per comprendere meglio alcuni concetti spaziali, quantitativi  e logici.

Ogni colore corrisponde ad un numero e ad una corrispondente forma che conserva la costanza dell’unità, ma l’intuizione di Carmelita è stata quella di poter utilizzare i colori dei regoli non solo per le coordinate numeriche ma anche per quelle alfabetiche  e d “intersecare” opportunamente ora le une ed ora le altre, con delle applicazioni che rendono i bambini in grado di comprendere ed utilizzare a proprio vantaggio delle astrazioni a volte molto complesse.

 

 

La scacchiera "regolata": per ingrandire cliccare sulla foto.

 

Grazie all’abbinamento di due colori per ogni casella della scacchiera sono possibili numerosissimi giochi logici, come colorare, assegnare i colori giusti alle caselle corrispondenti, creare puzzle, percorsi e labirinti, sequenze ecc.

 

Ma mentre si procede, sempre giocando (fantastica anche l’idea della tombola di scaccolandia!), da queste semplici applicazioni si passa ad elaborazioni sempre più complesse: io stesso sono stato testimone di prodigiose capacità degli alunni di Carmelita che lo scorso anno mi hanno sbalordito con calcoli ben al di sopra dei loro coetanei.

Nell’economia di questo breve contributo voglio focalizzare l’attenzione solo su un paio di espedienti educativi: quello delle espressioni numeriche e quello, di cui avevo già accennato in questo articolo, delle associazioni mentali.

 

 

 

 

 

 

Le espressioni numeriche.

 

 

Nella tavola accanto si può capire meglio il sistema adottato da Carmelita: per ogni colonna si attribuisce il valore di una decina mentre per ogni traversa si attribuisce un ordine crescente di unità.

Quindi si propongono degli spostamenti di pezzi e i bambini dovranno fare i calcoli relativi a tali spostamenti. Mi pare un’ottima attività propedeutica ad una maggiore comprensione della matematica!

 

 

 

 

Le associazioni mentali.

 

Attribuendo due colori per ogni casella della scacchiera si può caratterizzarla anche come “stanza” della memoria… Per esempio la casella A2 diventa la casa “Bianco-Rossa” e quindi B+R: da cui BaRa secondo un metodo noto ai mnemotisti che rendono il più vivide possibili le immagini utilizzate per le associazioni mentali e che infatti i bambini non hanno difficoltà a memorizzare sino a 100 parole a caso con il sistema dei “Loci” che Carmelita ha sperimentato con loro.

Riporto a titolo di curiosità la tabella dei loci (ma i bambini hanno una loro versione figurata che è ancora più evocativa!):

Per ingrandire cliccare sull'immagine

 

 

Rime scacchistiche

Forse uno  guadagna

ed uno perde negli scambi,

ma se ci si lagna

allor si perde entrambi!