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Tutti ai posti di combattimento.

Questo pomeriggio incontrerò i bambini della maestra Michela in via Forlanini, dove ero rimasto in “debito” di una filastrocca che, grazie al contributo dei bambini, era già pronta da venerdì 20 gennaio. Ma poiché venerdì scorso c’è stata la grande performance di Francesco Depau la lettura della presente filastrocca è slitatta ad oggi.  La lezione era stata sullo sviluppo dei pezzi in apertura e le parole chiave individuate erano state “esperienza” e “combattimento“.

Come al solito ho potuto registrare una grande partecipazione sia nella ricerca delle rime, sia nella cura delle mosse per la partita collettiva sulla scacchiera murale. Al termine hanno potuto fare le partite tra loro, mentre alcuni hanno preferito continuare a cercare nuove rime.

Tutti ai posti di combattimento!

C’era una volta un gran schieramento
di Alfieri e Cavalli fermi alla partenza,
mentre il fronte opposto in un momento
era avanzato senza alcuna resistenza.
Fu così che l’esercito più lento
come assalito dalla sonnolenza
non riuscì più a far nessun movimento
e in campo si sentiva la sua assenza.
Ecco allora che uno scacchista attento
dopo aver fatto questa  brutta esperienza
farà correre i suoi pezzi come il vento
ovunque servirà la lor presenza.
Tutti ai posti di combattimento
e di nessuno si dovrà far senza
perché ogni pezzo in gioco e contento
potrà fare infin la differenza!

La favola del fuoco

Francesco, col cappellino, mentre racconta la fiaba.

Questa mattina l’artista dormiente Francesco Depau ha voluto inaugurare il suo “risveglio” incontrando i bambini della terza elementare di via Forlanini, dopo le performances dei “grovigli”, della “rosa con-creta” e delle “combinazioni”. Una breve chiacchierata con me e con la maestra Michela per “spianare” le linee guida della performance odierna e poi subito l’incontro coi bambini.
Alla loro prima domanda, rivoltagli con riverente cortesia: “Signor Custode delle ombre, come mai da tanto tempo non è più venuto?” Francesco ha prontamente risposto: “Perché dopo tanto sono stato promosso: non sono più Custode delle ombre, ma della luce, e come prima cosa spegnerò la luce perché per parlare e ascoltare non serve” e così dicendo ha spento la luce dell’aula.
Ho spiegato ai bambini che il Custode della luce avrebbe indossato un capellino per tornare bambino e loro potevano anche accompagnare questa trasformazione con una O di stupore (che io ho prontamente disegnato sulla lavagna) e che avrebbe raccontato loro una favola.
Francesco ha sistemato su un banco tutti gli “attrezzi” del suo racconto e la maestra Michela ha pensato bene, per favorire la migliore visione di tutti i bambini, di posizionare il banco al centro della classe. Francesco ha subito sottolineato l’idea di Michela: “Brava! La maestra ha avuto un’ottima intuizione!” E subito un bambino ha chiesto: “Cosa significa intuizione?” E Niccolò ha spiegato :”Intuizione vuol dire capire prima degli altri.” Al che Francesco ha precisato: “Non esattamente, in-tuire vuol dire guardare dentro le cose. L’intuizione è una grande dote del pensiero umano, che si può imparare: per imparare bisogna fare silenzio ed ascoltare!”
“L’intuizione che ha avuto la maestra nel mettere il tavolo al centro è come quando gli uomini primitivi si riunivano in circolo attorno al fuoco. La Terra stessa un tempo apparteneva ad una grande stella infuocata e quando si è staccata era anch’essa una palla di fuoco. Girando su se stessa per milioni di anni si è raffreddata e con le piogge si sono formati gli oceani, ma al centro c’è sempre il fuoco. E la Terra ed i pianeti ogni giorno fanno il loro giro e stanno intorno al sole; viene la notte e poi torna il sole! Come un serpente che insegue la sua coda ed ogni volta cambia pelle e si rinnova: tutto gira, da milioni di anni.

La serpe che prese ciò che perse.

Ora vi mostro una serpe che prese ciò che perse.”
E nel dire queste parole Francesco ha “sfoderato” un bastone che era avvolto in un quotidiano, tra lo stupore di tutti il bastone, dipinto di verde, rappresenta proprio un serpente che ingoia una coda e si riappropria dei 6 modi di essere. “I sei modi di essere sono: essere quello che sei; essere quello che vorresti essere; inventare qualcosa che non sei; essere nella mente di un altro;  non essere niente; diventare qualcos’altro. Questi sono i 6 modi di essere della serpe che prese ciò che perse. Oggi noi abbiamo paura dei serpenti, ma la serpe non è cattiva, anzi in passato era considerata un simbolo della salute: il dio Hermes, o Mercurio, ne aveva uno sul suo bastone”[caduceo].  Il bastone raffigurante la serpe intanto faceva il suo giro tra i banchi e tutti avevano la curiosità di toccare con mano.

Il talismano.

“ Adesso vi mostro un talismano.” “E cosa è un talismano?” “Il talismano è un portafortuna che bisogna tenere stretto nella mano”  E così dicendo Francesco mostra la sua mano che stringe il talismano.
“Ecco qua: uno squalo, che rappresenta la vita nel mare” e l’amuleto di legno che Francesco mostra a tutti i bambini ha appunto la figura di uno squalo, ma mentre l’ultimo bambino lo osserva il talismano viene girato e mostra invece la figura di un cinghiale, pertanto Alessandro dice: “Ma questo sembra un cinghiale!” “E infatti è proprio un cinghiale! Guardate!” E Francesco ripercorre ancora un altro giro per la gioia dei bambini e proprio quando arriva al termine ancora una volta mostra l’altro lato del talismano, dove figura un uomo. Con grande meraviglia dei bambini Francesco esegue un altro giro col talismano facendo osservare la figura dell’uomo.

La favola del fuoco.

“Ma ora passiamo alla storia raccontata dal fuoco: questa avveniva nella preistoria, prima ancora che la storia fosse scritta, prima ancora che esistesse la scrittura.” A questo punto qualche bambino ha commentato che è proprio ciò che hanno imparato a scuola, ripercorrendo le fasi dell’homo erectus, dell’homo abilis e dell’homo sapiens. Francesco ha ripreso il racconto: “Da migliaia di anni gli uomini si raccolgono attorno al fuoco per raccontare le loro storie, le loro imprese di caccia, le loro tecniche di agricoltura, ed il fuoco ascolta e ascolta… Immaginate quante cose ha imparato in migliaia di anni. Quindi il fuoco può insegnare tante cose e lo fa con dei segni: può fare segnali col fumo, oppure scrivendo sulle cose” A questo punto Francesco ha preso da un sacchetto delle spianate (“Ogni cosa ha il suo sacchetto”) e le ha poggiate sui banchi dei bambini, mostrando la “scrittura” che aveva fatto il fuoco del forno sul pane, come delle lastre fotografiche che hanno ricevuto l’impressione del fuoco rimandando l’immagine. Come una cartina di torna-sole (il sole che torna!).
L’entusiasmo dei bambini è salito alle stelle, ognuno di loro ha cercato immagini riconoscibili nelle bruciature delle spianate, come fossero dei papiri egiziani scritti dal fuoco per raccontare chissà quale arcano mistero. Ogni spianata campeggiava al centro del banco proprio come un sole con le sue macchie solari, ed ognuna sembrava proprio richiamare un’immagine conosciuta dai bambini (“Ecco un lupo!” “Qui c’è una lucertola” “Un coccodrillo!”).
E mentre le spianate venivano offerte alla vista una in particolare sembrava davvero recare delle lettere dell’alfabeto e Francesco ha prontamente iniziato a leggere la storia: “Tantissimo tempo fa esisteva una tribù di uomini e donne, in tutto 26 tra cui un bambino e una bambina. Come ogni sera la tribù era riunita attorno al fuoco e parlavano con tristezza della stagione invernale che aveva reso la caccia più difficile. Era come se la Natura piangesse per la mancanza del Sole. Mentre gli adulti parlavano il bambino prese il bastone del Capo-tribù e insieme alla bambina si avventurarono nella foresta. Grazie al possesso del bastone trovarono prima il talismano e poi la pietra del sorriso”

La pietra del sorriso.

Subito la curiosità dei bambini è emersa con le classiche domande: “Cosa è la pietra del sorriso?” Allora Francesco con fare teatrale ha proseguito: “La pietra del sorriso ce l’ho qui nella mia tasca. Chiusa in un involucro da più di 15 anni, ed ora la aprirò per voi e ve la farò vedere!” A questo punto l’attesa era davvero tantissima e Francesco ha tagliato l’involucro di carta ed ha mostrato a tutti la pietra del sorriso, proseguendo la storia: “Non appena i bambini videro la pietra si lasiarono andare in un sorriso. Si accorsero che quella pietra aveva il potere di renderli più allegri, così tornarono dalla tribù che era ancora attorno al fuoco e portarono la pietra al Capotribù, che vedendola fece subito un bel sorriso. Così tutti gli uomini e le donne guardarono la pietra ed impararono a sorridere”

Dopo aver raccontato la storia Francesco ha consentito ai bambini di mangiare le spianate, tenendosi quella “scritta dal fuoco” con caratteri quasi leggibili. Abbiamo chiesto loro cosa avevano imparato da questa storia e poi li abbiamo salutati con un sorriso.

Partite ridotte

Questa settimana è stata particolarmente positiva: sono iniziati due nuovi laboratori al Convitto del Canopoleno di Sassari, che per il terzo anno consecutivo dedica agli scacchi uno spazio fisso. Inoltre ho avuto favorevoli comunicazioni di inizio di nuovi laboratori a Sorso (una seconda ed una terza elementare), ad Ossi (una classe di scuola dell’infanzia), in via Forlanini (altre due classi oltre la terza che già seguo settimanalmente).

Sono ancora in attesa del bando ufficiale per poter riprendere anche le lezioni presso l’ottavo circolo che purtroppo quest’anno dovrò drasticamente ridimensionare rispetto agli anni scorsi; per fortuna sono corso ai ripari con l’appuntamento fisso all’oratorio di via Washington dove con l’aiuto di Samuele Carta seguiamo un bel gruppo di ragazzi.

Intanto questo mercoledì ho potuto proseguire con le lezioni presso la scuola primaria di Osilo, dove si respira un grande entusiasmo. Questa volta abbiamo rispolverato una vecchia prassi: quando due giocatori finiscono rapidamente una partita e non è possibile provvedere ad un nuovo abbinamento allora li impegno nel ripasso di qualche finale fondamentale (matto coi pezzi pesanti o con la Donna), oppure una partita ridotta con i soli pedoni.
Questo esercizio, molto più rapido di una partita normale,  serve per fargli prendere confidenza sul modo migliore di avanzare i propri pedoni. La partita si può considerare finita quando il primo pedone giunge a promozione.

Vinci-perdi!

Ieri ho ripreso le lezioni di scacchi e poesia con i bambini della terza di via Forlanini. Anche con loro abbiamo fatto un ripasso utilizzando la modalità “Vinci-perdi” che talvolta si dice anche “mangia-mangia”. Come sempre abbiamo individuato delle parole chiave (questa volta vittoria e scacchiera) e abbiamo giocato sia con gli scacchi che con le parole.

Notevole l’elaborato di Alessandro:

“Chi ha buona memoria ha in tasca la vittoria
passa alla storia e finisce in gloria!”

La filastrocca odierna è quindi la seguente, che racconta appunto una ipotetica sfida a “vinci-perdi” dove i pezzi sono felici di sacrificarsi perché la loro scomparsa avvicina la vittoria.

Vinci-perdi

Oggi vi racconto una strana storia

ma vi assicuro che è proprio veritiera;

narra di una sfida provocatoria

avvenuta un dì sulla scacchiera.

Ogni cattura divenne obbligatoria

e ciascun pezzo cadeva come pera,

ma contento e facendo baldoria

e sventolando tanto di bandiera.

Sacrifici in ogni traiettoria

sino a rimanere in canottiera

per conquistare una sicura gloria

alla propria generosa schiera.

La sfida rimarrà nella memoria

e chi perde neanche si dispera

perchè alla fine andrà la vittoria

a chi la propria forza azzera!

Idee per un facile “ripasso”

Questo mercoledì ho fatto le consuete lezioni presso l’istituto comprensivo di Osilo, dopo la lunga pausa per le festività. Si poneva il problema di vedere quante nozioni le due nuove classi avevano nel frattempo dimenticato; così ho deciso di introdurre una variante eterodossa del gioco, la cosiddetta “vinci-perdi”. Si tratta di giocare in modo che l’avversario catturi tutti i nostri pezzi: in pratica la vittoria consiste nel perdere “scientemente” la partita. Ricorro a questo stratagemma in casi particolari: quando voglio che gli allievi addestrino l’occhio a vedere tutte le possibili catture; quando c’è troppo poco tempo per fare una nuova partita (in genere dai 3 ai 5 minuti per finire la lezione); quando un bambino ha perso due partite con lo stesso avversario ma non sia possibile procedere ad un nuovo abbinamento che consenta anche allo sconfitto di sorridere.

L’esperimento è andato benissimo: oltre al divertimento dei bambini ho potuto constatare che la pausa non è stata “deleteria” per il loro apprendimento. Invece per i ragazzi della quinta ho “rispolverato” una variante dell’ispettore di scacchi, che consiste nel mettere sulla scacchiera un frammento di posizione col Re che è stato mattato, ma togliendo proprio il pezzo che gli ha dato matto, facendo sì che fossero i bambini stessi a scoprire quale fosse. Per ogni quadro di matto abbiamo quindi assegnato il relativo nome, giusto per ripassare il loro repertorio di matti (pattern recognition).

La Regina di Pamplona

Ieri con i bambini della terza elementare di via Forlanini abbiamo continuato il nostro percorso degli scacchi in rima. Abbiamo letto una bellissima filastrocca scritta da Alexia e due quartine improvvisate da Niccolò, che mi ha ispirato anche la chiusura della filastrocca odierna! Come sempre abbiamo fatto prima una partita con la scacchiera murale, e lo spunto per la filastrocca è stata la Regina che cadendo ha perso un pezzo di corona. Allora ho chiesto di trovare rime con Regina e con corona; sono state proposte poltrona, persona, maratona, “mandrona” (pigra in sassarese), Verona; bambina, cammina, pedina, gallina…

Durante la partita poi la loro Regina (proprio quella con la corona spezzata) ha finito ingloriosamente la sua corsa catturando un semplice pedone…

Illustrazione di Francis Manfredi

 

Questa è la storia d’una certa Regina

che comandava la reggia di Pamplona

fin da quando era ancora una bambina

pur non essendo mai stata affatto buona.

Con la sola dote d’una gran parlantina

addormenta qualsiasi persona,

e quando vede il capo che si china

prima perdona, poi condona, poi bastona.

Cammina altezzosa sopra ogni pedina

e ogni mattina fa una maratona:

in cinque minuti si trova già in Cina

e in cinque minuti è seduta in poltrona!

Con il popolo però è assai meschina

e si da pure tante arie da padrona,

dicono che abbia un cervello di gallina

nascosto proprio sotto alla corona.

E per lezione una simultanea!

Ho già parlato altre volte della possibilità di fare una lezione di scacchi senza l’ausilio della scacchiera murale, idea presa in prestito dal bravissimo Alex Wild. Oltre alla possibilità di fare dei “dettati”, cioé leggere a voce alta la posizione dei pezzi affinché i bambini (due per ogni scacchiera) li posizionino sulle loro scacchiere, si possono fare delle variazione per fargli prendere confidenza con le coordinate alfanumeriche.

Nella foto il recordman bulgaro, il GM Kiril Georgiev, impegnato su 360 scacchiere: davvero un "giro completo!""

Personalmente quando non porto la scacchiera murale è perchè ho intenzione di fare la lezione attraverso una simultanea giocata contro una decina di coppie di bambini. L’idea è quella di avere un feedback immediato sul loro livello di gioco raggiunto (e comprendere di cosa ha più bisogno la classe) e anche quello di far confrontare le idee ai bambini che per una volta si ritrovano a non essere schierati contro ma a collaborare insieme contro l’istruttore. E’ un’ottima occasione per comprendere come ragionano gli altri e naturalmente come l’istruttore “smonterà” i loro sogni di vittoria.

Generalmente ad una o più mosse dal matto chiedo a loro stessi di trovare la soluzione e poi li faccio giocare uno contro l’altro. La simultanea può durare dai 30 ai 40 minuti, ma per un istruttore che non ha molta pratica potrebbe impiegare tutta la lezione; poco male perchè comunque i bambini stanno già giocando e non chiedono altro.

Agli istruttori che vogliano cimentarsi consiglio di fare l’esperimento con la maestra presente, perchè sarà naturale un chiacchiericcio ed una confusione che generalmente non interferiscono con una lezione teorica. Inoltre gli raccomando di tenere all’erta la memoria: i bambini fanno le loro prove direttamente sulla scacchiera, spostando i pezzi e dimenticando le posizioni iniziali… Insomma lavoro doppio per l’istruttore!

Partita simmetrica

Spesso capita che qualche bambino mi chiami indispettito perchè a suo dire l’avversario si comporta in modo scorretto, copiandogli tutte le mosse! Naturalmente è un momento importante per fare capire ad entrambi che copiare le mosse non è conveniente, perchè ci sarà un momento in cui non sarà più possibile farlo: per esempio in seguito ad uno scacco o nel caso limite allo scacco matto. La partita che presento, molto divertente,  è solo un esempio (ce ne sono tanti!) per far ragionare gli allievi su questo aspetto.

 

Disegno di Mariano Abis

Chi copia le mosse non è una cima

prende scacco matto una mossa prima!

Scacco matto della Nonna.

La lezione odierna con la terza di via Forlanini è stata ancora una volta molto divertente. Ai bambini ho letto la filastrocca del “Cavallo originale”, relativa alla lezione precedente, mentre oggi avevo in programma ancora un ripasso a beneficio dei tre nuovi allievi: il cosidetto matto della nonna, cioé un matto fondamentale con Re e Regina contro Re. Ho prima proposto una posizione in cui i bambini dovevano trovare il matto in una mossa. Quindi, una volta fatta la distinzione del matto del Guardiano (sfruttando l’opposizione dei due Re) ed il matto della Nonna, dove la Donna abbraccia il Re avversario. Così la prima rima individuata è stata abbraccia (i bambini hanno proposto faccia, traccia, focaccia, figuraccia…) e l’altra rima “nipotino” (e sono stati proposti tutta una serie di diminutivi, ma anche bambino, cammino, destino ecc.).

Alessandro ha fatto addirittura una quartina davvero simpatica:

Mentre il nipotino scappa

il nonno mangia la pappa,

e sempre alla sua faccia

la nonna la focaccia.

Durante le partite ben 3 bambini hanno avuto modo di realizzare proprio questo matto fondamentale, a dimostrazione che la spiegazione torna sempre utile nella pratica.

 

La nonna e il nipotino.

C’era una volta un nipote ballerino

in fuga dalla nonna che con le braccia

cercava di sbarrargli il suo cammino;

ma il monello le faceva una boccaccia

e riprendeva allegro il nascondino.

Paziente la nonna seguiva ogni traccia

restando sempre ad un salto vicino,

ma quello con un sorrisino in faccia

scappava ogni volta al suo destino.

Non per molto durò questa caccia

della nonna al suo bel nipotino:

per evitare una gran figuraccia

chiamò il nonno che schiacciava un pisolino

e diedero al bambino pan per focaccia.

Infatti arrivati all’angolino

la nonna infine il malandrino abbraccia.

Distratti? No, diversamente attratti…

Le nuove generazioni, nonostante la crisi che stiamo vivendo, godono di un’attenzione da parte dei loro genitori che probabilmente non ha precedenti nella storia. Non dico che sia un male né un bene. A volte “l’agenda” di questi bambini è talmente nutrita che essi non hanno il minimo spazio per i loro giochi: quando non sono a scuola hanno una notevole offerta per impegnare il loro tempo libero, per lo più con attività concordate (nella migliore ipotesi)  coi loro genitori. Il problema di questa super-attività può essere che l’ego dei bambini può formarsi con la convinzione di essere il centro dell’universo. Per lo più i genitori, che appartengono invece alla mia generazione o sono più giovani, hanno vissuto un’infanzia con molta più libertà di giocare per strada e di trascorrere le giornate come volevano.

Ma veniamo all’argomento del post odierno: il contegno dei bambini a scuola. In ogni classe riuscire a tenere un ordine accettabile è sempre un’impresa. Ci sono gli “iperattivi” (quelli che ai nostri tempi erano chiamati “vivaci” e non erano certo curati con farmaci), che vogliono essere sempre al centro della scena e per contro ci sono i “distratti” (anche questi incolpevoli titolari di una sindrome psichiatrica ADD: attention deficit disorder): entrambe le categorie sono ricomprese nella sindrome ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder).

La "svolta" generazionale!

In entrambi i casi, a mio parere, il principale disordine che origina il loro comportamento è nella loro educazione, spesso troppo lassista e, cosa ancora più triste, molte volte priva di qualsiasi strategia formativa. Non voglio però fare un pistolotto moralista, oltrettutto non ho figli miei, perchè l’educazione è molto delicata: si sbaglia sia quando si fa poco, sia quando si fa troppo.

Nel caso dell’attenzione però parto da un pressuppposto semplice: la nostra mente è sempre in attività, persino quando dormiamo, quindi quando si dice che qualcuno è distratto non si comprende che è semplicemente attratto da qualche altro stimolo, che può provenire dall’ambiente esterno o da dinamiche psichiche interne. Spesso questo momento non è compreso né a scuola, quando l’insegnante deve “macinare” argomenti per adeguarsi ai programmi ministeriali, né a casa quando i bambini vengono affidati alla “grande tata” Televisione. Il processo creativo individuale di ogni bambino non è colto dai loro educatori, perchè altrimenti sarebbe uno spunto eccezionale per formare il senso critico e persino la loro coscienza sociale.

La passività dei bambini che è alla base delle scelte degli adulti si manifesta poi in vari modi, molti dei quali diventano un “problema” che la classe dei pediatri, degli psicologi, degli psichiatri sapranno incasellare in una ben definita sindrome, da curare ovviamente col relativo farmaco.