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La favola del fuoco

Francesco, col cappellino, mentre racconta la fiaba.

Questa mattina l’artista dormiente Francesco Depau ha voluto inaugurare il suo “risveglio” incontrando i bambini della terza elementare di via Forlanini, dopo le performances dei “grovigli”, della “rosa con-creta” e delle “combinazioni”. Una breve chiacchierata con me e con la maestra Michela per “spianare” le linee guida della performance odierna e poi subito l’incontro coi bambini.
Alla loro prima domanda, rivoltagli con riverente cortesia: “Signor Custode delle ombre, come mai da tanto tempo non è più venuto?” Francesco ha prontamente risposto: “Perché dopo tanto sono stato promosso: non sono più Custode delle ombre, ma della luce, e come prima cosa spegnerò la luce perché per parlare e ascoltare non serve” e così dicendo ha spento la luce dell’aula.
Ho spiegato ai bambini che il Custode della luce avrebbe indossato un capellino per tornare bambino e loro potevano anche accompagnare questa trasformazione con una O di stupore (che io ho prontamente disegnato sulla lavagna) e che avrebbe raccontato loro una favola.
Francesco ha sistemato su un banco tutti gli “attrezzi” del suo racconto e la maestra Michela ha pensato bene, per favorire la migliore visione di tutti i bambini, di posizionare il banco al centro della classe. Francesco ha subito sottolineato l’idea di Michela: “Brava! La maestra ha avuto un’ottima intuizione!” E subito un bambino ha chiesto: “Cosa significa intuizione?” E Niccolò ha spiegato :”Intuizione vuol dire capire prima degli altri.” Al che Francesco ha precisato: “Non esattamente, in-tuire vuol dire guardare dentro le cose. L’intuizione è una grande dote del pensiero umano, che si può imparare: per imparare bisogna fare silenzio ed ascoltare!”
“L’intuizione che ha avuto la maestra nel mettere il tavolo al centro è come quando gli uomini primitivi si riunivano in circolo attorno al fuoco. La Terra stessa un tempo apparteneva ad una grande stella infuocata e quando si è staccata era anch’essa una palla di fuoco. Girando su se stessa per milioni di anni si è raffreddata e con le piogge si sono formati gli oceani, ma al centro c’è sempre il fuoco. E la Terra ed i pianeti ogni giorno fanno il loro giro e stanno intorno al sole; viene la notte e poi torna il sole! Come un serpente che insegue la sua coda ed ogni volta cambia pelle e si rinnova: tutto gira, da milioni di anni.

La serpe che prese ciò che perse.

Ora vi mostro una serpe che prese ciò che perse.”
E nel dire queste parole Francesco ha “sfoderato” un bastone che era avvolto in un quotidiano, tra lo stupore di tutti il bastone, dipinto di verde, rappresenta proprio un serpente che ingoia una coda e si riappropria dei 6 modi di essere. “I sei modi di essere sono: essere quello che sei; essere quello che vorresti essere; inventare qualcosa che non sei; essere nella mente di un altro;  non essere niente; diventare qualcos’altro. Questi sono i 6 modi di essere della serpe che prese ciò che perse. Oggi noi abbiamo paura dei serpenti, ma la serpe non è cattiva, anzi in passato era considerata un simbolo della salute: il dio Hermes, o Mercurio, ne aveva uno sul suo bastone”[caduceo].  Il bastone raffigurante la serpe intanto faceva il suo giro tra i banchi e tutti avevano la curiosità di toccare con mano.

Il talismano.

“ Adesso vi mostro un talismano.” “E cosa è un talismano?” “Il talismano è un portafortuna che bisogna tenere stretto nella mano”  E così dicendo Francesco mostra la sua mano che stringe il talismano.
“Ecco qua: uno squalo, che rappresenta la vita nel mare” e l’amuleto di legno che Francesco mostra a tutti i bambini ha appunto la figura di uno squalo, ma mentre l’ultimo bambino lo osserva il talismano viene girato e mostra invece la figura di un cinghiale, pertanto Alessandro dice: “Ma questo sembra un cinghiale!” “E infatti è proprio un cinghiale! Guardate!” E Francesco ripercorre ancora un altro giro per la gioia dei bambini e proprio quando arriva al termine ancora una volta mostra l’altro lato del talismano, dove figura un uomo. Con grande meraviglia dei bambini Francesco esegue un altro giro col talismano facendo osservare la figura dell’uomo.

La favola del fuoco.

“Ma ora passiamo alla storia raccontata dal fuoco: questa avveniva nella preistoria, prima ancora che la storia fosse scritta, prima ancora che esistesse la scrittura.” A questo punto qualche bambino ha commentato che è proprio ciò che hanno imparato a scuola, ripercorrendo le fasi dell’homo erectus, dell’homo abilis e dell’homo sapiens. Francesco ha ripreso il racconto: “Da migliaia di anni gli uomini si raccolgono attorno al fuoco per raccontare le loro storie, le loro imprese di caccia, le loro tecniche di agricoltura, ed il fuoco ascolta e ascolta… Immaginate quante cose ha imparato in migliaia di anni. Quindi il fuoco può insegnare tante cose e lo fa con dei segni: può fare segnali col fumo, oppure scrivendo sulle cose” A questo punto Francesco ha preso da un sacchetto delle spianate (“Ogni cosa ha il suo sacchetto”) e le ha poggiate sui banchi dei bambini, mostrando la “scrittura” che aveva fatto il fuoco del forno sul pane, come delle lastre fotografiche che hanno ricevuto l’impressione del fuoco rimandando l’immagine. Come una cartina di torna-sole (il sole che torna!).
L’entusiasmo dei bambini è salito alle stelle, ognuno di loro ha cercato immagini riconoscibili nelle bruciature delle spianate, come fossero dei papiri egiziani scritti dal fuoco per raccontare chissà quale arcano mistero. Ogni spianata campeggiava al centro del banco proprio come un sole con le sue macchie solari, ed ognuna sembrava proprio richiamare un’immagine conosciuta dai bambini (“Ecco un lupo!” “Qui c’è una lucertola” “Un coccodrillo!”).
E mentre le spianate venivano offerte alla vista una in particolare sembrava davvero recare delle lettere dell’alfabeto e Francesco ha prontamente iniziato a leggere la storia: “Tantissimo tempo fa esisteva una tribù di uomini e donne, in tutto 26 tra cui un bambino e una bambina. Come ogni sera la tribù era riunita attorno al fuoco e parlavano con tristezza della stagione invernale che aveva reso la caccia più difficile. Era come se la Natura piangesse per la mancanza del Sole. Mentre gli adulti parlavano il bambino prese il bastone del Capo-tribù e insieme alla bambina si avventurarono nella foresta. Grazie al possesso del bastone trovarono prima il talismano e poi la pietra del sorriso”

La pietra del sorriso.

Subito la curiosità dei bambini è emersa con le classiche domande: “Cosa è la pietra del sorriso?” Allora Francesco con fare teatrale ha proseguito: “La pietra del sorriso ce l’ho qui nella mia tasca. Chiusa in un involucro da più di 15 anni, ed ora la aprirò per voi e ve la farò vedere!” A questo punto l’attesa era davvero tantissima e Francesco ha tagliato l’involucro di carta ed ha mostrato a tutti la pietra del sorriso, proseguendo la storia: “Non appena i bambini videro la pietra si lasiarono andare in un sorriso. Si accorsero che quella pietra aveva il potere di renderli più allegri, così tornarono dalla tribù che era ancora attorno al fuoco e portarono la pietra al Capotribù, che vedendola fece subito un bel sorriso. Così tutti gli uomini e le donne guardarono la pietra ed impararono a sorridere”

Dopo aver raccontato la storia Francesco ha consentito ai bambini di mangiare le spianate, tenendosi quella “scritta dal fuoco” con caratteri quasi leggibili. Abbiamo chiesto loro cosa avevano imparato da questa storia e poi li abbiamo salutati con un sorriso.

Aforisma del giorno

Quando si è tirati in ballo, bisogna ballare.

Mirocznyk, Gabriel - Chess 1 - 1998

Parco di Bunnari

Esperimento riuscito questo pomeriggio al parco di Bunnari: oltre una trentina di partecipanti, dai 7 ai settant’anni! Bambini, genitori e accompagnatori entusiasti; celebrità tra gli spalti (Nadiology!); partite all’ultimo scacco! Ottime torte salate; passeggiate all’aria aperta e soprattutto un sacco di risate.

Visto il successo questa formula sarà riproposta presto e sono certo che la partecipazione andrà sempre in crescendo: la prossima settimana inizierò le lezioni al Convitto del Canopoleno e presso alcune altre scuole di Sassari, quindi ci sarà modo di coinvolgere altri appassionati.

Vinci-perdi!

Ieri ho ripreso le lezioni di scacchi e poesia con i bambini della terza di via Forlanini. Anche con loro abbiamo fatto un ripasso utilizzando la modalità “Vinci-perdi” che talvolta si dice anche “mangia-mangia”. Come sempre abbiamo individuato delle parole chiave (questa volta vittoria e scacchiera) e abbiamo giocato sia con gli scacchi che con le parole.

Notevole l’elaborato di Alessandro:

“Chi ha buona memoria ha in tasca la vittoria
passa alla storia e finisce in gloria!”

La filastrocca odierna è quindi la seguente, che racconta appunto una ipotetica sfida a “vinci-perdi” dove i pezzi sono felici di sacrificarsi perché la loro scomparsa avvicina la vittoria.

Vinci-perdi

Oggi vi racconto una strana storia

ma vi assicuro che è proprio veritiera;

narra di una sfida provocatoria

avvenuta un dì sulla scacchiera.

Ogni cattura divenne obbligatoria

e ciascun pezzo cadeva come pera,

ma contento e facendo baldoria

e sventolando tanto di bandiera.

Sacrifici in ogni traiettoria

sino a rimanere in canottiera

per conquistare una sicura gloria

alla propria generosa schiera.

La sfida rimarrà nella memoria

e chi perde neanche si dispera

perchè alla fine andrà la vittoria

a chi la propria forza azzera!

Idee per un facile “ripasso”

Questo mercoledì ho fatto le consuete lezioni presso l’istituto comprensivo di Osilo, dopo la lunga pausa per le festività. Si poneva il problema di vedere quante nozioni le due nuove classi avevano nel frattempo dimenticato; così ho deciso di introdurre una variante eterodossa del gioco, la cosiddetta “vinci-perdi”. Si tratta di giocare in modo che l’avversario catturi tutti i nostri pezzi: in pratica la vittoria consiste nel perdere “scientemente” la partita. Ricorro a questo stratagemma in casi particolari: quando voglio che gli allievi addestrino l’occhio a vedere tutte le possibili catture; quando c’è troppo poco tempo per fare una nuova partita (in genere dai 3 ai 5 minuti per finire la lezione); quando un bambino ha perso due partite con lo stesso avversario ma non sia possibile procedere ad un nuovo abbinamento che consenta anche allo sconfitto di sorridere.

L’esperimento è andato benissimo: oltre al divertimento dei bambini ho potuto constatare che la pausa non è stata “deleteria” per il loro apprendimento. Invece per i ragazzi della quinta ho “rispolverato” una variante dell’ispettore di scacchi, che consiste nel mettere sulla scacchiera un frammento di posizione col Re che è stato mattato, ma togliendo proprio il pezzo che gli ha dato matto, facendo sì che fossero i bambini stessi a scoprire quale fosse. Per ogni quadro di matto abbiamo quindi assegnato il relativo nome, giusto per ripassare il loro repertorio di matti (pattern recognition).

Scacchi “casual” al Parco di Bunnari

Dopo le vacanze per le festività è ripresa l’attività nelle scuole e di conseguenza anche le manifestazioni collaterali, negli oratori e quando possibile in altri spazi della città. Questo sabato pomeriggio, dalle 15:30 alle 18:00, faremo delle partite amichevoli al Parco di Bunnari con una formula già sperimentata in altre occasioni: con una quota di iscrizione simbolica (5 euro) i partecipanti avranno diritto ad una consumazione (torta salata e bevanda a scelta) e potranno giocare un paio d’ore contro avversari a caso.

Si tratta di una via intermedia tra il gioco e l’agonismo, cioé il clima della competizione vero e proprio, perché il risultato non è fondamentale mentre lo è il divertimento, che in genere è sempre stato assicurato. Se ci sarà una bella giornata sarà anche possibile sperimentare il cosiddetto “combi-chess”: partite in piedi di 10 minuti con l’orologio posizionato a 12 metri dalla scacchiera, per cui i partecipanti dovranno passeggiare e correre parecchio per non perdere per il tempo.

 

Aforisma del giorno

“Vorrei un libro per diventare Grande Maestro in poco tempo”, chiede un principiante. E il libraio: “Passi dalla sezione fantascienza” Mario Leoncini

Evans, Merlyn - Chess - 1951

Serra Emanuele – Axel Delorme

Aforisma del giorno

Zugzwang: muovere non è un’opzione…

Opera di Igli Marjon

 

Gagliani Stefano – Cao Carlo

Foto riflessa sul vetro della finestra.