Archive for the ‘Depau’ Category

La favola del fuoco

Francesco, col cappellino, mentre racconta la fiaba.

Questa mattina l’artista dormiente Francesco Depau ha voluto inaugurare il suo “risveglio” incontrando i bambini della terza elementare di via Forlanini, dopo le performances dei “grovigli”, della “rosa con-creta” e delle “combinazioni”. Una breve chiacchierata con me e con la maestra Michela per “spianare” le linee guida della performance odierna e poi subito l’incontro coi bambini.
Alla loro prima domanda, rivoltagli con riverente cortesia: “Signor Custode delle ombre, come mai da tanto tempo non è più venuto?” Francesco ha prontamente risposto: “Perché dopo tanto sono stato promosso: non sono più Custode delle ombre, ma della luce, e come prima cosa spegnerò la luce perché per parlare e ascoltare non serve” e così dicendo ha spento la luce dell’aula.
Ho spiegato ai bambini che il Custode della luce avrebbe indossato un capellino per tornare bambino e loro potevano anche accompagnare questa trasformazione con una O di stupore (che io ho prontamente disegnato sulla lavagna) e che avrebbe raccontato loro una favola.
Francesco ha sistemato su un banco tutti gli “attrezzi” del suo racconto e la maestra Michela ha pensato bene, per favorire la migliore visione di tutti i bambini, di posizionare il banco al centro della classe. Francesco ha subito sottolineato l’idea di Michela: “Brava! La maestra ha avuto un’ottima intuizione!” E subito un bambino ha chiesto: “Cosa significa intuizione?” E Niccolò ha spiegato :”Intuizione vuol dire capire prima degli altri.” Al che Francesco ha precisato: “Non esattamente, in-tuire vuol dire guardare dentro le cose. L’intuizione è una grande dote del pensiero umano, che si può imparare: per imparare bisogna fare silenzio ed ascoltare!”
“L’intuizione che ha avuto la maestra nel mettere il tavolo al centro è come quando gli uomini primitivi si riunivano in circolo attorno al fuoco. La Terra stessa un tempo apparteneva ad una grande stella infuocata e quando si è staccata era anch’essa una palla di fuoco. Girando su se stessa per milioni di anni si è raffreddata e con le piogge si sono formati gli oceani, ma al centro c’è sempre il fuoco. E la Terra ed i pianeti ogni giorno fanno il loro giro e stanno intorno al sole; viene la notte e poi torna il sole! Come un serpente che insegue la sua coda ed ogni volta cambia pelle e si rinnova: tutto gira, da milioni di anni.

La serpe che prese ciò che perse.

Ora vi mostro una serpe che prese ciò che perse.”
E nel dire queste parole Francesco ha “sfoderato” un bastone che era avvolto in un quotidiano, tra lo stupore di tutti il bastone, dipinto di verde, rappresenta proprio un serpente che ingoia una coda e si riappropria dei 6 modi di essere. “I sei modi di essere sono: essere quello che sei; essere quello che vorresti essere; inventare qualcosa che non sei; essere nella mente di un altro;  non essere niente; diventare qualcos’altro. Questi sono i 6 modi di essere della serpe che prese ciò che perse. Oggi noi abbiamo paura dei serpenti, ma la serpe non è cattiva, anzi in passato era considerata un simbolo della salute: il dio Hermes, o Mercurio, ne aveva uno sul suo bastone”[caduceo].  Il bastone raffigurante la serpe intanto faceva il suo giro tra i banchi e tutti avevano la curiosità di toccare con mano.

Il talismano.

“ Adesso vi mostro un talismano.” “E cosa è un talismano?” “Il talismano è un portafortuna che bisogna tenere stretto nella mano”  E così dicendo Francesco mostra la sua mano che stringe il talismano.
“Ecco qua: uno squalo, che rappresenta la vita nel mare” e l’amuleto di legno che Francesco mostra a tutti i bambini ha appunto la figura di uno squalo, ma mentre l’ultimo bambino lo osserva il talismano viene girato e mostra invece la figura di un cinghiale, pertanto Alessandro dice: “Ma questo sembra un cinghiale!” “E infatti è proprio un cinghiale! Guardate!” E Francesco ripercorre ancora un altro giro per la gioia dei bambini e proprio quando arriva al termine ancora una volta mostra l’altro lato del talismano, dove figura un uomo. Con grande meraviglia dei bambini Francesco esegue un altro giro col talismano facendo osservare la figura dell’uomo.

La favola del fuoco.

“Ma ora passiamo alla storia raccontata dal fuoco: questa avveniva nella preistoria, prima ancora che la storia fosse scritta, prima ancora che esistesse la scrittura.” A questo punto qualche bambino ha commentato che è proprio ciò che hanno imparato a scuola, ripercorrendo le fasi dell’homo erectus, dell’homo abilis e dell’homo sapiens. Francesco ha ripreso il racconto: “Da migliaia di anni gli uomini si raccolgono attorno al fuoco per raccontare le loro storie, le loro imprese di caccia, le loro tecniche di agricoltura, ed il fuoco ascolta e ascolta… Immaginate quante cose ha imparato in migliaia di anni. Quindi il fuoco può insegnare tante cose e lo fa con dei segni: può fare segnali col fumo, oppure scrivendo sulle cose” A questo punto Francesco ha preso da un sacchetto delle spianate (“Ogni cosa ha il suo sacchetto”) e le ha poggiate sui banchi dei bambini, mostrando la “scrittura” che aveva fatto il fuoco del forno sul pane, come delle lastre fotografiche che hanno ricevuto l’impressione del fuoco rimandando l’immagine. Come una cartina di torna-sole (il sole che torna!).
L’entusiasmo dei bambini è salito alle stelle, ognuno di loro ha cercato immagini riconoscibili nelle bruciature delle spianate, come fossero dei papiri egiziani scritti dal fuoco per raccontare chissà quale arcano mistero. Ogni spianata campeggiava al centro del banco proprio come un sole con le sue macchie solari, ed ognuna sembrava proprio richiamare un’immagine conosciuta dai bambini (“Ecco un lupo!” “Qui c’è una lucertola” “Un coccodrillo!”).
E mentre le spianate venivano offerte alla vista una in particolare sembrava davvero recare delle lettere dell’alfabeto e Francesco ha prontamente iniziato a leggere la storia: “Tantissimo tempo fa esisteva una tribù di uomini e donne, in tutto 26 tra cui un bambino e una bambina. Come ogni sera la tribù era riunita attorno al fuoco e parlavano con tristezza della stagione invernale che aveva reso la caccia più difficile. Era come se la Natura piangesse per la mancanza del Sole. Mentre gli adulti parlavano il bambino prese il bastone del Capo-tribù e insieme alla bambina si avventurarono nella foresta. Grazie al possesso del bastone trovarono prima il talismano e poi la pietra del sorriso”

La pietra del sorriso.

Subito la curiosità dei bambini è emersa con le classiche domande: “Cosa è la pietra del sorriso?” Allora Francesco con fare teatrale ha proseguito: “La pietra del sorriso ce l’ho qui nella mia tasca. Chiusa in un involucro da più di 15 anni, ed ora la aprirò per voi e ve la farò vedere!” A questo punto l’attesa era davvero tantissima e Francesco ha tagliato l’involucro di carta ed ha mostrato a tutti la pietra del sorriso, proseguendo la storia: “Non appena i bambini videro la pietra si lasiarono andare in un sorriso. Si accorsero che quella pietra aveva il potere di renderli più allegri, così tornarono dalla tribù che era ancora attorno al fuoco e portarono la pietra al Capotribù, che vedendola fece subito un bel sorriso. Così tutti gli uomini e le donne guardarono la pietra ed impararono a sorridere”

Dopo aver raccontato la storia Francesco ha consentito ai bambini di mangiare le spianate, tenendosi quella “scritta dal fuoco” con caratteri quasi leggibili. Abbiamo chiesto loro cosa avevano imparato da questa storia e poi li abbiamo salutati con un sorriso.

Lo zen e gli scacchi.

Questo post è dedicato al magnifico Francesco Depau che da quando ha smesso di cercare l’Arte viene costantemente trovato dall’Arte stessa. Non c’è momento in cui (nonostante la sua sincera ritrosia a fare alcunché che possa essere ricondotto all’Arte) non sia sottoposto alla manifestazione creativa della quintessenza dell’Arte. Insomma, per usare una metafora marziale,  è passato dal sen sen no sen (anticipare l’iniziativa), al sen no sen (prendere l’iniziativa) sino al go no sen (cedere l’iniziativa).

Nelle nostre ultime conversazioni ha sempre insistito perchè io scrivessi dello Zen e degli scacchi. La cosa mi mette in grande imbarazzo, come fossi uno di quei monaci a cui il maestro ha affidato un Koan su cui meditare. La filosofia zen mi ha sempre attratto, ma nella mia ricerca interiore ho concluso che lo zen sia un paradosso di cui non si può parlare: è un’esperienza in antitesi con la parola; consapevolezza senza possibilità di condivisione; introspezione senza possibilità di comunicazione.

Prendiamo una partita di scacchi. Ci sono due giocatori, e ci sono due schieramenti. (“Tutti conoscono il suono prodotto da due mani, ma qual’è il suono di una mano sola?” “Tutti conoscono il volto che hanno, ma che volto avevano prima di nascere?” ) La partita è un confronto di idee, quindi una sorta di dialogo tra due interlocutori; ma è un dialogo interiore, dove l’azione non traduce tutta l’attività e la profondità del pensiero di ognuno. Ogni partita è nuova, apparentemente parte da zero, ma qualunque scacchista ha delle partite precedenti che danno la fisionomia di quella corrente. Eppure ad ogni mossa la posizione cambia e cambia il modello di riferimento (finché è possibile) delle partite-repertorio del giocatore.

Pensiero zen: di Francesco Depau

 

Secondo Depau (sempre secondo, mai primo):

 

“Lo Zen è un niente che incrocia un sovrapensiero: centrandolo nei suoi numerosi centri” 

 

Il tutto è un poco di niente… Quello che basta alla gente.

State in testa

agitando la coda

Omaggio a Blaise Pascal

Opera di Francesco Depau

 L’esperienza è un ombrello disponibile quando ha smesso di piovere. Blaise Pascal

“Caro Montaigne lasciamo perdere la partita a scacchi, o se preferisci considera pure che a perdere sia io stesso. Se per un filosofo la filosofia è tutto ciò che non abbraccia la filosofia, per un giocatore perdere è il vero senso del gioco: “perdere” del tempo, “perdersi” in fantasticherie, perdere la propria presunzione…”

“Ma perchè abbandonare quando ci sono ancora probabilità di vittoria?”

“Le probabilità degli scacchi tendono all’infinito e non è compito della limitata vita umana esperirle tutte: la condizione dell’uomo distratta dal “divertimento” è talmente misera che preferiamo non prenderla in considerazione . Perciò il gioco è solo l’ombra della bella vita.”

“Ma la vita è tutto ciò che abbiamo”

“Può darsi… Ma può darsi che ci sia dopo di questa una vita eterna. Possiamo fare a cuor leggero una scommessa: Se Dio non esiste non abbiamo nulla da perdere a crederci (solo il tempo perso nella limitata esistenza terrena); ma se Dio esistesse allora vinceremmo tanto: la salvezza eterna!”

Il gonfalone.

 

 

 

Questa mattina, dopo mesi di “corteggiamento”, l’artista Francesco Depau mi ha inaspettatamente fatto dono di quest’opera meravigliosa e per me molto significativa. Si tratta di una interpretazione in chiave scacchistica dello stemma araldico adottato dal Comune e dalla Provincia di Sassari, il quale ha già in se molti simboli che possono richiamarsi al nostro “nobil giuoco”: le Torri, le croci (presenti nella corona del Re), i Cavalli, ed una corona che sembra proprio quella della regina…

Quando ne parlai, mesi fa, al signor Depau lui fu subito illuminato dalla sua idea: trasformare tutto in un Gonfalone che sarebbe poi diventata l’effige della nostra Associazione. La cosa straordinaria è la fantastica – ma solo apparente – specularità tra destra e sinistra, Bianco e Nero, dove sono riconoscibili tutte le figure protagoniste della partita a scacchi. Solo la figura della Regina non è sdoppiata, ma idealmente – come una figura materna – riunisce tutta la scena, quasi fosse una ideale cariatide che regge le sorti della scacchiera. La sua corona sembra piuttosto una pianta di poseidonia che emerge dal mare, come a comporre una scena mitologica …

Così i cavalli svelano anch’essi coi loro zoccoli palmati di essere di alto lignaggio: sono in realtà degli ippocampi, i Cavalli mitologici di Poseidone, che cavalcavano i mari; e anche le loro criniere sono in realtà delle membrane di alghe marine… La forma inarcata dei corpi dei cavalli che si uniscono a formare lo scudo araldico, potrebbe così rappresentare una barca, dove navigano i pedoni (uno bianco e l’alter-ego nero), quasi benedetti dalle loro religioni (i vescovi sulle loro spalle) e sovrastati dal comando dei rispettivi Re, che rappresentano il potere temporale, arroccati nelle loro fortezze (le torri che sembrano quasi la proiezione del volto sovrano)… La corona del Re è una splendida invenzione dell’artista Depau, un meraviglioso intreccio tipico della sua Arte-Crasa che accomuna Luce e Ombra, Bianco e Nero!

Incornicia la scena una scacchiera molto speciale, con una “nona colonna” accanto alle tradizionali otto: vuole essere l’emblema di una nuova umanità (le colonne per i greci erano il simbolo dell’Uomo)… La colonna ideale è un auspicio di amicizia, come il terzo tempo del Rugby, in cui i contendenti festeggiano insieme con grande lealtà la partita conclusa con grande vigore, ma col messaggio che lo sport deve essere superiore. Così anche negli scacchi noi abbiamo una “nona colonna” che è appunto l’analisi della partita conclusa che i due giocatori devono sempre amichevolmente concedersi al termine della partita per migliorarsi sempre!

Combinazioni!

Particolarmente ispirato questo pomeriggio l’artista dormiente Francesco Depau, per il miglior commiato alla prima elementare del 12° Circolo di via Forlanini. Il tema odierno è stato quello delle combinazioni: di elementi geometrici (il punto, la linea, le forme), di colori, di gesti e di parole…

Durante la preparazione dei materiali cartacei ho chiesto ai bambini cosa suggeriva loro la parola combinazione… Qualcuno mi ha detto che è “quando si combinano i guai”; su mio suggerimento si è giunti poi alla combinazione numerica per aprire la cassaforte; poi si è parlato della combinazione di scacchi, definita semplicemente come “insieme di mosse” ordinate in un modo vincente. Il tema della combinazione è stato trattato per continuità con le altre magistrali lezioni di Francesco Depau: l’ordinamento dei segni casuali; i grovigli; la creazione della rosa con-creta… Il tema è ancora quello dell’intreccio, per il quale – nella migliore delle ipotesi – era previsto un finale spettacolare: la costruzione di un nastro di Moebius!

Data la difficoltà manuale incontrata dai bambini, oggi particolarmente stanchi, ci siamo “accontentati” di una fase intermedia terminata con l’installazione  sulla parete dell’aula dei quadrati intrecciati dai bambini.Si è partiti da delle “fettucce” colorate in cartoncino, coi quali i bambini hanno giocato a costruire delle configurazioni casuali (combinazioni)…

Quindi si è passati alla fase più artiginale ed impegnativa, che richiedeva la massima concentrazione per evitare errori; dopo le prime istruzioni – data la complessità – abbiamo consentito un rilassamento ed un lavoro più libero, riscontrando subito un bellissimo lavoro da parte dei bambini. Il risultato è stato altamente artistico e benchè non sia stato possibile proseguire con la performance preventivata la combinazione finale è stata altrettanto con-vincente!

Molto contenta anche la maestra Michela per lo straordinario lavoro svolto durante tutto l’anno scolastico da questi bambini, che hanno lavorato  sull’organizzazioni dei punti seguendo un metodo Feuerstein (BASIC), poi con il C.L.I.L. (apprendimento integrato di lingue straniere e scienze), quindi con la psicomotricità su scacchiera gigante e col mio metodo ideografico di scacchi, ed ora come degna conclusione dell’anno con le magnifiche esperienze artistiche di un geniale innovatore…

Al termine dell’attività didattica (durata oltre 90 minuti) c’è stato anche modo di far combinare ai bambini anche le lettere delle parole con anagrammi di 4 lettere (pera-arpe-pare-rape-apre) e per far riflettere i bambini sulle esperienze fatte. Quindi dopo aver ricevuto il saluto affettuoso da parte della classe, io e il signor Francesco Depau abbiamo terminato il nostro pomeriggio “en plein air” in quel di Osilo, con somma felicità del Custode delle ombre!

Depau mostra crasa!

E’ on-line il blog intreramente dedicato all’artista Francesco Depau, l’artista dormiente, dove i suoi tanti ammiratori potranno continuare a seguire le sue invenzioni, accompagnate dai miei estemporanei commenti…

Nella sezione Depau troverete maggiori informazioni!

Rosa rosae… con-creta!

Questa mattina il Custode delle ombre, Francesco Depau, ha realizzato una vera e propria performance da scacchista: con tanto di preparazione di repertorio di apertura e tecnica di finalista, sotto la costante pressione dell’orologio…

Ma andiamo con ordine… Dopo aver abbozzato su due fogli il piano di tutta la lezione da sottopporre ai bambini (comprese persino delle varianti…) ha pazientemente fatto disporre il materiale necessario dalla sempre più entusiasta maestra Michela, mentre a me non restava altro che il compito di catturare l’attenzione dei bambini con la mia capacità affabulatoria…

Li ho intrattenuti parlando loro della realtà che noi vediamo, con gli occhi la fotografiamo, e con la mente ce ne facciamo un’idea; l’idea è un’idea generale, ma ogni volta che ci riferiamo ad un particolare è sempre diversa… Ho chiesto “Cosa potete dirmi di Daniele” “E’ una persona” è stata la risposta; “Ed io?” ho chiesto ancora “Un’altra persona” hanno prontamente risposto. “Visto: entrambi diamo l’idea della “persona” me ognuno di noi è diverso”… Ho disegnato un cerchio alla lavagna e ho chiesto loro che idea suggeriva… “Una ruota”, “Una palla”, “Un sole” “Un bottone”… e così vià un’idea tira l’altra!

Il Custode delle ombre, il “poliedrico” artista, ha preparato i panetti di creta, iniziando una lavorazione paziente per ottenerne una sfera, sotto lo sguardo curioso e divertito dei bambini, li ha intrattenuti facendoli ragionare sulla forma antichissima della sfera, una delle più istintive per l’umanità: “La sfera è la forma migliore per qualsiasi contenuto, perchè protegge in modo uguale da ogni parte; per questo in natura è così frequente: i frutti spesso sono tondi perchè devono proteggere i semi…”

Ottenute due sfere ha quindi mostrato sotto lo stupore generale come la sfera di creta si potesse “sbucciare” come una mela o come un’arancia (mentre sottovoce mi suggeriva la battuta “più facile di sbucciarsi un ginocchio”!). Al termine di questa operazione, con altrettanta serietà ha iniziato a fare a spicchi la sfera, proprio come se avesse tra le mani un’arancia…

Quindi ha dedicato la sua attenzione al terzo panetto di creta, dividendolo in 16 parti uguali (una per Michela ed una ciascuna ai bambini, con due stecchini), mentre loro continuavano a restare ammaliati dalle indicazioni, spesso espresse con grande enfasi e concitazione dal Custode delle ombre. Ha quindi spiegato che avrebbe insegnato loro a creare una rosa dalla parte di creta che era stata distribuita: ognuno di loro avrebbe creato la propria rosa… E’ bastato prima di tutto dividere con un coltello in otto cubetti la parte di ogni bambino (e della maestra!); quindi Francesco ha mostrato a tutti come “costruire” con uno stecchino il bocciolo centrale della rosa: prima coi polpastrelli ha fatto spianare un cubetto di creta, quindi ha chiesto di arrotolarlo attorno allo stecchino…

Dopo questa fondamentale operazione è iniziata la parte più difficile: la costruzione dei petali, con una creta che avrebbe avuto bisogno di essere inumidita, e che ha creato grandi difficoltà ai bambini, tanto che il Custode delle ombre ha temuto di non riuscire a dominare i tempi per la “performance”…  Poi però è avvenuto davvero il miracolo: il Custode delle ombre ha richiesto il massimo impegno ed è stato davvero ripagato da un capolavoro finale!

 

Read the rest of this entry »

Grovigli…

Secondo incontro, stamattina, del “Custode delle ombre” Francesco Depau con i bambini del 12° Circolo didattico di via Forlanini; questa volta il filo conduttore è stato il groviglio … Per prima cosa, per catturare l’attenzione dei bambini, al termine della loro ricreazione, ho fatto notare come il sovrapporsi delle loro voci creava una situazione difficile per la comprensione, quindi ho invitato il Custode delle ombre a presentare il gioco di oggi: ha svolto uno spago di quelli utilizzati dai muratori per tirare le linee, quindi ha detto che ciascuno di loro doveva prenderne tra le mani una parte dal primo all’ultimo, formando in un attimo una “catena umana”…

Dopo questo collegamento si è tentato un esperimento di telepatia, la prima bambina ha pensato un numero che l’ultima bambina doveva indovinare: naturalmente ha sbagliato!

La seconda parte del gioco consisteva nel “ritagliare” per ogni bambino uno spago lungo quanto le loro braccia aperte: un’abbraccio di spago, per continuare – sempre “a braccio” – nella spiegazione di cosa avrebbero dovuto farne… Il Custode delle ombre ha ingrovigliato il suo filo in maniera casuale e lo ha mostrato su un banco ai bambini, chiedendogli di aggrovigliare anche loro la loro parte di spago.

Dopo che tutti i bambini hanno “appollottolato” lo spago, ho proposto loro uno scioglilingua: dovevano cercare di ripetere la parola “riaggomitolamelo”, e immancabilmente ripetevano “riaggomitamelo”… allora mentre il Custode delle ombre e la maestra Michela facevano le fotocopie dei grovigli dei bambini, io cercavo di insegnargli a pronunciare la parola partendo dalla parola più piccola “gomitolo”.

Per ingannare l’attesa tecnica della fotocopiatura dei grovigli, ho iniziato a raccontare loro il mito di Dedalo e del labirinto, verificando quanti di loro conoscessero il significato della parola labirinto… Poi sono arrivate le splendide fotocopie degli intrecci fatti dai bambini, sui quali l’artista Francesco Depau ha iniziato a mostrare come con piccoli tratti di matita si potessero mettere in evidenza le tante figure presenti – grazie alla propria immaginazione – nei grovigli…

Ai bambini è stato chiesto cosa immaginavano, e molti di loro hanno pensato agli spaghetti, ai nidi, ai capelli, ai labirinti di cui avevamo appena accennato… Nel contempo il Custode delle ombre con sapienti ritocchi trasformava i grovigli in figure, invitando i bambini a fare altrettanto…

Dopo una ventina di minuti di questa attività, mi è stato concesso di terminare la narrazione del labirinto,di Dedalo, introducendo la figura mostruosa del Minotauro, quella dell’eroe greco Teseo, e della sua amata Arianna, grazie al cui filo Teseo, dopo aver lottato e vinto contro il Minotauro ritrovò l’uscita del labirinto.

La maestra Michela ha chiesto “a caldo” cosa avessero imparato dal gioco di oggi, e molti di loro hanno affermato di aver imparato a sciogliere i grovigli di spago (coi quali hanno giocato a lungo, riconoscendoli in caso di scambio involontario coi compagni!)

Anche noi siamo rimasti impressionati dal potenziale creativo di queste improvvisazioni, ed ora stiamo già meditando sul prossimo appuntamento… Read the rest of this entry »

Matto arabo.

L’artista “veggente” (e ultimamente poco “dormiente”) Francesco Depau è stato folgorato da una visione, che per la prima volta lo ha costretto ad allargare il campo della sua matita ad  un foglio A3!

Quest’ultima opera (ma trattandosi del signor Depau ogni opera è penultima!) raffigura uno dei matti più importanti della storia, ancora oggi definito “Matto arabo”. Si tratta di un matto rinvenuto in vecchi manoscritti arabi del 1000 d.c., dove il Cavallo e la Torre danno matto al Re avversario nell’angolo della scacchiera: non è un caso che questi siano gli unici tre pezzi a muoversi allo stesso modo in cui si muovevano già al tempo in cui gli Arabi portarono il gioco degli scacchi in Europa… Perciò voglio dilungarmi su alcune considerazioni sull’origine degli scacchi, dal momento che esistono tantissime teorie: secondo una delle più autorevoli gli scacchi sarebbero stati “inventati” in India nel VI secolo d.c.; io sono invece del parere – seguendo una mia personalissima intuizione – che il gioco degli scacchi non sia stato “inventato” ma si sia evoluto nel tempo sino a diventare il gioco che oggi conosciamo, seguendo tutte le influenze dei secoli e delle culture che l’hanno accompagnato presso i popoli seguendo le stesse rotte del commercio, delle conquiste militari, e delle innovazioni scientifiche…

La scacchiera, cioè la base in cui si gioca, è sicuramente precedente al gioco stesso: la griglia 8×8 è presente praticamente in tutti le civiltà antiche, dagli egiziani, ai greci, ai romani… persino nell’estremo oriente, in Cina, sono presenti giochi con scacchiere in età precedenti. Non può essere neppure una coincidenza che nella variante cinese degli scacchi il Cavallo abbia lo stesso movimento di quello persiano.

A mio parere l’evoluzione degli scacchi ha seguito di pari passo quella dei numeri, che non a caso – come per gli scacchi – sono giunti in Europa grazie agli Arabi (e così erroneamente sono ancora chiamati) grazie alla loro adozione dal sistema indiano, i quali avevano fatto proprie le tecniche di calcolo, col sistema posizionale dello zero,  degli abacisti cinesi.

Anche i tempi coincidono: III secolo a.c. presso la Cina; VI d.c. secolo presso l’India; VII presso la Persia; VIII presso il mondo Arabo; IX-X presso la penisola Iberica e l’Italia… Anche il cammino dello Zero in matematica ha percorso una rotta analoga: la civiltà Babilonese l’aveva solo intuita, considerando nel loro sistema cuneiforme su palinsesti il vuoto come segnaposto; i Greci invece utilizzavano per indicare i numeri le lettere dell’alfabeto, mentre i Romani non avevano potuto astrarre dal loro rudimentale metodo posizionale il concetto di zero.

Lo splendido disegno del signor Francesco Depau, che la città di Sassari consegnerà in segno di omaggio alle rappresentative che le sue squadre cittadine incontreranno ai prossimi Campionati nazionali studenteschi di Caorle, mostra questo e molto altro nei suoi tratti sempre più decisi e autorevoli: voglio solo suggerire di osservare come in cima (in posizione “celeste”) ci siano i simboli della religione cattolica e islamica (croce e mezzaluna) che simboleggiano l’incontro tra Occidente e Oriente, così come lo Zero (dal sanscrito syfr)  che è diventato prima Zefiro (vento di levante)  quindi Zero…

Quindi si noti come verso il basso siano “relegati” dei maiali, simboli di fertilità e lussuria, ma anche di impurità (forse per la loro abitudine di rotolarsi nel fango: per secoli la commestibilità del maiale è stato un segno distintivo anche della fedeltà o meno ai precetti religiosi…), in contrasto sia col matto puro presente sulla scacchiera (si dice matto puro quello in cui le case attorno al Re sono controllate una sola volta), sia con gli ideali cavallereschi e religiosi che sono incarnati dai protagonisti del quadro di matto (il Re, il Cavaliere e la Torre simbolo della Corte): insomma è come se il Sovrano sia passato dalle “stelle alle stalle”…

Il custode delle ombre.

Questa mattina una bella “improvvisata” presso la prima elementare di via Forlanini: insieme a me il Custode delle ombre ha realizzato con il contributo attivo dei bambini una performance grafica e artistica di grande impatto!

Dopo che l’ho presentato come il Custode delle ombre, l’artista poliedrico Francesco Depau ha mostrato ai bambini un foglio bianco e li ha invitati a mettere liberamente dei segni a piacere; ognuno di loro ha quindi realizzato il proprio segno grafico, al termine dei quali è iniziata l’improvvisazione artistica del signor Depau: da tutti i segni casuali e scoordinati ha fatto emergere – accompagnandoli sapientemente con l’affabulazione – prima un Re che giocava a scacchi; poi un albero su cui serpeggiava un draghetto che sfidava il Re; quindi seguendo la meraviglia e la fantasia partecipe dei bambini ha trasformato un segno a zig-zag in un dorso di un varano (o iguana?); quindi altri segni sono diventati un gigante proiettato sullo sfondo; altri segni ancora hanno poi costituito il merletto di una torre diroccata, ed altri ancora la sua muratura scrostata; quindi altri tratti zig-zagati sono diventati fumetti…

I bambini hanno partecipato con commenti entusiastici alla performance, al termine della quale ho voluto raccontare loro – a scopo “didascalico” – l’aneddoto del Re che convocò presso la grande sala del suo palazzo sette ciechi, cui fece toccare con mano un elefante (di cui essi non avevano alcuna esperienza…) per poi fargli descrivere la loro esperienza: chi aveva toccato una zampa disse di avere toccato una colonna; chi aveva toccato l’orecchio disse che si trattava invece di una coperta; chi aveva toccato la proboscide protestò che si trattava piuttosto di una pompa; chi invece aveva toccato la coda disse che era una corda; chi aveva toccato una zanna, disse che si erano sbagliati tutti, che si era in presenza di una lancia… Allora il Re si rivolse ai suoi consiglieri e li ammaestrò dicendo: “Vedete: noi uomini siamo come questi ciechi, che per aver toccato solo una parte della grande realtà, pensiamo di poterla conoscere tutta, e come essi ci sbagliamo.”

La lezione che abbiamo voluto far passare è che tutti noi abbiamo bisogno del contributo degli altri, perchè solo mettendo insieme tutti i punti di vista possiamo farci un’idea migliore della realtà che ci circonda. Alla fine i bambini hanno ammirato l’evoluzione finale del disegno, che è stato rielaborato col fotocopiatore e acquerellato con mezzi “di fortuna” grazie alle capacità dell’artista…

E’ rimasta una buona mezz’ora in cui i bambini hanno giocato agli scacchi, divertendosi come al solito, ma credo che la giornata di oggi rimarrà memorabile per ognuno di loro: non capita tutti i giorni di incontrare il Custode delle ombre!