La memoria dei bambini.

Imparare giocando.

Gli appuntamenti con la psicomotricità su scacchiera gigante presso le scuole dell’infanzia stanno confermando la grande potenzialità di questo nuovo approccio didattico come attività propedeutica alla scolarizzazione delle scuole primarie.
Grazie al coinvolgimento tipico del gioco i bambini imparano a contare, a riconoscere le lettere e anche i primi rudimenti degli scacchi.
Contemporanemente migliorano le proprie capacità mnemoniche, imparando diverse strategie di visualizzazione e di associazione, riuscendo ogni volta a stupire noi istruttori e insegnanti.

Memoria a breve e a lungo termine.

Venerdì scorso presso il 6° Circolo di via Manzoni a Sassari ho chiesto se qualcuno ricordava ancora tutti i frutti preferiti dai bambini elencati la settimana scorsa: si tratta di una verifica sul passaggio dalla memoria a breve termine a quella di lungo termine. Rispetto all’esercizio più astratto che avevo proposto tempo fa ai bambini della scuola di Ossi, in questo caso era coinvolta anche la memoria procedurale, perché i bambini potevano rievocare il ricordo anche basandosi sul ricordo visivo (i bambini nelle varie caselle, o seduti al bordo…), uditivo (la voce dei bambini) o sequenziale (l’atto del camminare casella dopo casella nei “luoghi” percorsi dagli altri bambini). Il risultato è stato molto buono: diversi bambini hanno riepilogato tutte le 16 relazioni della scorsa settimana!

Quindi abbiamo fatto un nuovo gioco sulla scacchiera in tessuto di quattro metri per quattro; si trattava sempre di un gioco di memoria, (poiché ancora non è pronta la scacchiera fissa, perciò stiamo limitando i movimenti di corsa per evitare scivoloni) che consisteva nel prendere a caso da un banco uno dei 9 pezzi semi-giganti di scacchi che avevo portato. Dopo averlo mostrato agli altri bambini si doveva collocarlo in una casa a piacere, e poi riportarlo sul banco.
Ogni bambino doveva così andare sul banco prendere nell’ordine i pezzi presi dagli altri compagni e rimetterli esattamente nelle stesse case.
Così ha iniziato Simone prendendo un Cavallo bianco e mettendolo in D1 (naturalmente le coordinate non sono segnate, ne parlo io solo come resoconto fedele…).

Finito il suo compito Simone ha rimesso il Cavallo a posto e si è seduto su un lato della scacchiera, opposto a quello dove erano seduti tutti i compagni. Poi sono seguiti nell’ordine: Alice (Cavallo nero in A6); Alessia (Re bianco in H4); Valeria (Re nero in H1); Elisa (Torre nera in G1); Alessandro (Torre bianca in A1); Asia (Torre in D4); Elisa (Cavallo bianco in H8)… A questo punto  tutti gli altri bambini hanno ripetuto le stesse sequenze: Vittoria, Gioela, Lorenzo, Carla, Andrea, Davide, e Daniele.
In caso di difficoltà, gioco nel gioco, gli altri bambini potevano  guidare comunicando ad alta voce “Acqua” quando erano lontani dalla casa giusta, “Fuochino” quando erano vicini e “Fuoco” quando l’avevano trovata.
Il gioco ha occupato tutta l’ora e ancora una volta nessuno ha sentito la fatica di un’attività che – come potete immaginare – metterebbe in difficoltà  chiunque!

Il movimento dell’Alfiere.

Così, ieri mi ero ripromesso di riproporre un gioco analogo ai bambini della scuola dell’infanzia di Ossi, che hanno qualche lezione in più. Allo stesso momento non volevo perdere l’unità con la lezione precedente dove ho introdotto la posizione di tutti i pezzi sulla scacchiera. Allora ho pensato di introdurre il movimento degli Alfieri. Prima di tutto ho iniziato con la scacchiera ideografica poggiata su un banco. Ho spiegato il movimento dell’Alfiere con grande enfasi sulle loro strade sempre dello stesso colore. Ma dopo qualche tentativo di far sistemare i “passi” dai bambini sulla scacchiera, resomi conto della loro difficoltà li ho portati sulla scacchiera gigante. Ho chiesto a Pietro di mettere tutti e due i piedi su una casa rossa; quindi gli ho detto di saltare su un piede su un’altra casa rossa, con la consegna che se avesse appoggiato due piedi sarebbe stato eliminato. Pietro ha fatto un salto in orizzontale, ma è ricaduto sui due piedi. “Eliminato! Avanti un altro…” E così dopo i primi intrepidi che cercavano il salto in lungo, ecco che i più furbi hanno individuato che il salto in una casa in diagonale era meno impegnativo e consentiva di fare più salti prima di stancarsi. “Bene: avete scoperto il movimento dell’Alfiere!”.
Da quel momento abbiamo fatto diverse variazioni sul tema e poi ho disposto dodici pezzi semi-giganti per una variante del Memory proposto alla scuola di via Manzoni. Li ho posizionati in varie case, chiedendo ad ogni bambino di turno di andare a prenderli su un solo piede (se erano posizionati in casa scura) e su due piedi (se posti in casa chiara). Una volta raggiunto il pezzo dovevano fargli scudo col corpo per coprirlo alla vista dei compagni. Dopo che i dodici pezzi erano tutti nascosti, rimanevano quattro bambini seduti sulle panchine. “Il vostro compito è indovinare che pezzo nascondono i vostri compagni”
Io indicavo il compagno “accucciato” sul pezzo e loro dovevano ricordare il pezzo con l’esatto colore; se loro indovinavano lo sostituivano sulla scacchiera, se invece sbagliavano (il bambino indicato intanto faceva bella mostra del pezzo nascosto) restavano fuori. Dopo vari passaggi chiedevo a tutti di alzarsi e mostrare i pezzi per dieci secondi e poi di nuovo daccapo.
Quando siamo rientrati in classe ho riproposto il gioco dei passi sulla scacchiera ideografica, con l’introduzione di lettere sulla strada dell’Alfiere, col chiaro intento di “alfabetizzare” i bambini sia in senso scacchistico, sia in senso scolastico. I bambini erano un po’ stanchi, ma sono riusciti pressoché tutti a riconoscere il movimento in diagonale dopo averlo eseguito su un piede solo saltando sulla scacchiera gigante, e non hanno avuto difficoltà questa volta a indicare la strada giusta pronunciando a gran voce le lettere che si trovano sulla traiettoria dell’Alfiere!

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