Stallo!

Ho trovato sul web una bellissima poesia di Sheenagh Pugh dedicata al Maestro austriaco Carl Schlechter, considerato uno dei migliori giocatori della sua epoca, famoso per le numerose patte offerte agli avversari anche in posizione superiore. Ho così tradotto la poesia liberamente e messa in rima – secondo il mio gusto – e ve la propongo di seguito, riportando anche l’originale in Inglese.

Con Carl Schletchter vorrei passeggiare

tornando indietro al Novecento

su una stradina in pietra calcare

sotto un sole di miele: in un momento

s’ode un rumore fioco,

un piano suona lento,

i suoi occhi amari

luccicano un poco…

Gli chiedo del suo gioco,

perchè fa sempre pari?

Scrolla le spalle, mentre i piccioni

s’addossano ai balconi

“Odio la pena infinita

di chi perde la partita”

Ed io lo amo. Da un vicino spaccio

compriamo ciliegie, acerbe e scure,

le mangiamo insieme, in un abbraccio,

e baciandolo ne sento il sapore

dalle sue labbra, pure.

E vorrei dirgli queste parole:

“Carl a 44 anni sei moribondo,

mentre giocando per la vittoria

saresti il Campione del mondo”

Ma non sarebbe più lo stesso

e non potrei star con questa gloria

dal mio nuovo secolo di storia, adesso,

col mio idolo: il Re della parità!

E mentre inizia l’oscurità

ascoltiamo i piccioni gremire

ad uno ad uno nelle loro file

per andare a dormire…

Gentiluomo. Uomo gentile!

 

 

A poem on the great Austrian master
by
Sheenagh Pugh

STALEMATE
Carl Schlechter, 1874-1918

I want to stroll with Carl Schlechter
in nineteen-hundred, down a street of stone

the sun’s turned to honey. From some window
a piano’s playing slow, and Carl’s sad eyes

kindle a little. I ask about his chess,
why he always offers a draw,

and he shrugs. White pigeons gurr
on the sills. “I hate that look in men’s eyes

when they lose.” I love him. We buy cherries
from a stall, morellos, dark, half-bitter,

and feed them to each other. I kiss him,
tasting them in his mouth. I want to tell him

“Carl, you die starving, at forty-four,
and you could be world champion. Play to win.”

But then he wouldn’t be who he is,
and I wouldn’t come all the way

from the next century to hold hands
with the drawing master, watching

the light slant, hearing pigeons hush,
one by one, into sleep. Gentleman; gentle man.

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